Consapevolezza: per i viticoltori ho stima, rispetto e un pizzico di invidia, il loro è uno dei mestieri più belli del mondo.
Il viticoltore non è un lavoro qualsiasi: il legame culturale con il territorio, la cura delle vigne e del paesaggio, le potenzialità in termini di sviluppo economico e turistico, sono solo alcuni degli elementi che tutti i viticoltori dovrebbero avere bene presente quando svolgono il loro lavoro.
Sarebbe bello che ognuno di loro fosse consapevole del proprio ruolo e della responsabilità che comporta, comprendendo pienamente che è necessario condividere esperienze e buone pratiche nella ricerca continua del miglioramento e della qualità.
Qualita’: in molti settori il concetto di qualità è definito da misurazioni oggettive e formule matematiche, nel mondo del vino: no, talvolta i parametri variano nel giro di pochi anni: negli anni novanta venivano osannati i vini strutturati, oggi no, questo rende tutto più difficile.
Il vino non è una bevanda qualsiasi, deve trasmettere emozioni, la comunicazione e lo story telling vengono dopo, prima di tutto la qualità del vino.
Sarebbe bello coinvolgere tutte le competenze che abbiamo in Monferrato per progettare un miglioramento qualitativo di tutti i vini prodotti nella nostra zona, nessuno deve rimanere indietro, non bastano le seppur molte eccellenze che attualmente abbiamo.
Sarebbe bello darsi una strategia comune per non perdere di vista la nostra identità.
Identita’: i vini delle più importanti regioni vinicole del mondo sono subito riconoscibili in degustazione, non sono ‘tutti uguali’, ma hanno una loro identità gustativa: caratteristiche specifiche di colore, profumo e gusto.
Questo significa che la maggior parte dei produttori della zona, hanno compreso ed assimilato le migliori pratiche in vigna ed in cantina e le rispettano con ossessione.
Sarebbe bello per il Monferrato trovare un’identità gustativa per i propri vini in modo da esaltare l’unicità delle varie denominazioni.
Denominazioni: il Monferrato ha dato i natali a Paolo Desana, firmatario della legge sulle DOC/DOCG varata nel 1963, è stato un passo storico per il mondo del vino italiano.
Oggi sappiamo che l’uso che abbiamo fatto di questa legge non è stato ottimale: la scelta di utilizzare il nome del vitigno invece che dei luoghi di origine delle uve, i disciplinari spesso frutto di compromessi invece di essere ambiziosi nei parametri di riferimento, la frammentazione territoriale (nel Grignolino) e la sovrapposizione territoriale (nella Barbera), creano confusione e disorientamento nei consumatori.
Sarebbe bello partire dove la DOC è nata, per una riforma razionale; è un compito arduo, bisogna superare campanilismi e burocrazia, per questo bisogna lavorare sodo; per il futuro.
FUTURO: negli ultimi anni stiamo assistendo ad un ricambio generazionale dei viticoltori, questo ci dà grande speranza nel futuro.
Ciò che serve è energia, entusiasmo, conoscenza tecnica e conoscenza del mondo contemporaneo: per produrre meglio e comunicare meglio.
Non servono proclami, medaglie di cartone e concorsi farlocchi, ma un lavoro serio inserito in una strategia condivisa, che aumenti qualità ed identità dei vini del Monferrato.
W il Monferrato!
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