BES BERE & SOGNARE – TREVILLE

BES BERE & SOGNARE – TREVILLE

Agricola Bes Bere&Sognare

Cascina Crosia 3, Treville 

Telefono: +39 346 8536374

e.mail: info@agricolabes.it

Storia

Una storia molto intrigante ammanta questa azienda vitivinicola, tra le più giovani sorte sul territorio. Storia d’azienda ma soprattutto storia di persone. Tra tutte le narrazioni sono le più interessanti. Iniziamo col dire che alla base di tutto c’è una svolta, un cambio di paradigma, una di quelle decisioni che sanno prendere le persone decise e coraggiose. La svolta alla propria vita l’hanno data nel 2017 i vercellesi Daniele Balocco e Sara Scheda. Lui era un manager nel mondo automotive, apparteneva alla schiera delle persone che nel letto di casa propria trascorrono poche notti in un anno. Sempre in viaggio e con lunghe permanenze nei quattro angoli del globo. Lei avvocato con libera professione e una fitta agenda da gestire. La coppia è baciata dalla gioia per l’arrivo del primogenito, Federico, bambino splendido con una malattia genetica rara da gestire. Federico ha bisogno di attenzioni. Per questa ragione Daniele Balocco decide di svoltare. Mollare l’industria per trasformare una passione sua e di Sara in professione. Produrre vino. Si sono messi alla ricerca di ciò che poteva fare al caso loro, finché non hanno scovato ed acquistato una cascina a Treville, casa con 1 ettaro di terreno vitato. Anche in questo caso, fattore comune a molti insediamenti forestieri, facilitatore dell’operazione è un mentore locale, un contadino che ha promosso l’affare e accompagnato i neo contadini nel loro debutto. Fatto l’acquisto nasce la Brand aziendale: BES. Curioso. Cosa significa? È un acronimo polivalente, nel senso che si presta a più di una interpretazione. La prima raccoglie le iniziali dei cognomi dei nostri due protagonisti: Balocco&Scheda. Seconda declinazione: Bere&Sognare, che racchiude il passaggio dalla passione per il vino al sogno realizzato di produrlo. Ulteriore interpretazione: Bisogni&Obiettivi Speciali, e questa volta il significato è interamente volto al senso della svolta fatta, c’era un bisogno, accudire il proprio bambino, che è diventato un obiettivo speciale al quale dedicare un percorso nuovo della propria vita.

Visione

Un concetto che racchiude una filosofia che Daniele spiega con intensità emotiva “Le attenzioni dedicate a nostro figlio sono coinvolgenti a trecentosessanta gradi, esattamente come accade per accudire ad un vigneto naturale”. Personalmente colgo una dolce vocazione a donarsi. Daniele Balocco si è votato da subito al biologico e poi al vino naturale. Un filotto di scelte che apparentemente complicano la vita del vignaiolo. “Si. Ma io arrivo da li – Daniele Balocco spiega che – una decina di anni fa ho fondato a Vercelli un movimento no-pesticidi, è chiaro che diventando agricoltore non avrei potuto tradire quella filosofia. Quindi da subito ho adottato il biologico che però non è esente da criticità. Ad esempio l’uso del rame, metallo pesante che se abusato potrebbe contaminare le falde. Quindi cercando di spingermi oltre ho varcato la porta del naturale. Oggi sto usando prodotti alternativi, come le micorizze che aiutano le piante ad essere sane, o le alghe che consentono di abbattere l’uso del rame”. Come si fa a cambiare pelle, ossia, passare dall’industria all’agricoltura? Mondi agli antipodi. “Ho letto e studiato tantissimo. Ho vistato tante cantine e cercato di rubare il mestiere. E poi l’aiuto fondamentale di un contadino di razza che mi ha guidato passo passo”. Spiegaci, Daniele, cos’è un vino naturale. “Per la interpretazione significa fare vini del territorio, perché le vinificazioni spontanee sono autentica espressione di territorialità, dove non ci sono interventi di contaminazioni esterne all’ambiente in cui è nata l’uva”. Sei pronto a condannare ciò che non è naturale? “Assolutamente no. Non ci deve essere una guerra tra chi lavora in convenzionale e chi no. Sono filosofie diverse”. Come vivi il settimo anno? “Certamente non sono in crisi. Vivere e avere l’ufficio in una vigna è un privilegio. La bellezza di questo territorio è un privilegio. A differenza delle Langhe qui c’è una biodiversità immensa”. Che minacce vedi per il futuro? “Sicuramente il cambiamento climatico, anche se confido nell’aiuto della scienza per superare problemi oggi molto gravi come la siccità e altro. Questa situazione allargherà la forbice di prezzo tra i prodotti omologati venduti prezzi bassi e prodotti di nicchia i cui prezzi dovranno aumentare perché legati alla vita e alla cultura contadina la vera custode della biodiversità”. E anche perché produrre una nicchia è molto più faticoso e costoso che produrre una massa.

Produzione

Denominazione
Grignolino del Monferrato casalese doc “Bestia Grama”, Barbera del Monferrato Doc “Dedulà”, Monferrato Rosso Doc “Xirà”, Monferrato Freisa Doc “Babisa”, Monferrato Nebbiolo “Mamen”, Monferrato Baratuciat “Ciat”.
Bottiglie

Top di gamma

Grignolino del Monferrato casalese doc “Bestia Grama”, Barbera del Monferrato Doc “Dedulà”

Riconoscimenti

per Grignolino e Barbera guida Slow Wine edita da Slow Food; per Grignolino, Barbera e Freisa Vini dei Vignaioli Artigiani

Estensione aziendale, 8,5 ha di cui 4 ha vitati. Vigne nei comuni di Treville e Odalengo Grande