Oltre che per i vini, val la pena visitare questa azienda per il panorama mozzafiato, affacciata com’è sulla conca che si arresta sulla collina di Moncalvo, e per i tramonti col Monviso sulle sfondo. Invece per chi ama ascoltare cosa le persone hanno da raccontare della loro storia, c’è da perdersi nella fascinazione di come è nata questa azienda famigliare, di proprietà di monferrini acquisiti da un decennio o poco più. I personaggi: ci sono due genitori, Elisabetta Ambrosione e Savio Dominici, con una forte passione per il vino e la cultura del vino che li ha portati per anni e anni a scorrazzare nel tempo libero sulle colline di Langa. Qui hanno stretto amicizie robuste con molti produttori. Ci sono due figli, Alessandro e Matteo, che di questa passione genitoriale sono contagiati fin dall’infanzia. Infine una storia che li unisce: una svolta coraggiosa per inseguire un sogno. Tutto nasce a Pianezza, comune dell’hinterland torinese, dove Savio lavora assieme al padre nell’azienda di famiglia, settore elettronica di potenza. Elisabetta invece si occupa di biologia. Savio ha un sogno, comprarsi una piccola vigna per prodursi vino. Scoprono il Monferrato, e questo posto mozzafiato, se ne innamorano e comprano. Era il 2003. Inizia la difficile ricerca del vignotto, finché nel 2012 si imbattono in una vigna più grande del previsto e del contadino disposto a vendergliela ma pure ad aiutarli per coltivarla. Dall’alchimia nasce l’idea di fondare una azienda agricola vitivinicola. Era il 2012. Giù a capofitto nella nuova avventura con relativo taglio col passato. Prima vendemmia 2013, dal 2015 vinificazione nella cantina di proprietà. Mentre definivano il progetto ne parlavano con gli amici che in coro gli davano dei matti. Ecco l’idea: “Chiamare l’azienda Alemat”, dal dialetto piemontese “A l’è mat” è pazzo.
Coincidenza vuole che Alemat sia pure l’acronimo delle iniziali dei due figli Alessandro, oggi totalmente impegnato in azienda “una continuità inattesa, perché Alemat non è nata per i figli, che all’epoca erano giovani e dovevano ancora fare le loro scelte” spiega Elisabetta, e Matteo occupato in una multinazionale mentre coltiva il sogno di lavorare fra non molto con fratello e genitori. Le vigne sono in totale 5 ettari, appoggiati su ere geologiche diverse, sabbie di Asti a Penango (provincia di Asti), e formazioni di Cardona a Castelletto Merli. Superato il traguardo delle dieci vendemmie. Cosa vi hanno insegnato? “Che è un mondo bellissimo, per il contatto con la natura ed il contatto con le persone, ma anche difficilissimo per la difficoltà di commercializzare il prodotto”. Oggi Alemat produce 15 mila bottiglie di vino biologico certificato. Perché la scelta biologica? “Non siamo dei fanatici del bio. Siccome crediamo nell’esigenza di un’agricoltura pulita, e la pratichiamo fin dall’inizio, ci è sembrato giusto certificarci, anche per stare in un ambito ben definito e non essere confusi con estremismi che non ci appartengono”. Nei vini cercano la piacevolezza. “Le bottiglie che ci piacciono, sono quelle con ottima bevibilità e profumi. Da sempre ci piacciono i vini rossi strutturati, ma da quando produciamo Riesling anche i bianchi freschi. E in generale amiamo i vini che durano nel tempo”. E forse da qui la scelta di aderire al progetto Monferace per il Grignolino. Concludiamo la chiacchierata sul tema delle minacce per il futuro. “Il cambiamento climatico – dice Savio – è la preoccupazione più grande, potrebbe addirittura mettere in forse la coltura della vite”.
Visite alla cantina e degustazioni solo su prenotazione obbligatoria. Orari entro i quali organizzare le visite: tutti i giorni dalle 9 alle 12, dalle 14 alle 17.
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