Con una genealogia enoica lunga quasi tre secoli, la Marco Canato si configura tra le aziende vinicole più longeve di bandiera, con una nuova storia (dalla fine del secolo scorso) in quel di Vignale Monferrato, all’interno di un areale municipale, oggi, tra i più vitati del Monferrato casalese. Con i suoi 22,83 ettari di Barbera del Monferrato Superiore Docg e 32,56 di Grignolino del Monferrato Casalese doc (report 2023), il Comune di Vignale Monferrato si conferma il più vitato, per rappresentatività delle denominazioni tutelate da Consorzio di tutela vini Colline del Monferrato Casalese.
Ed è in questa rigogliosa terra di pregiati vini e di illuminati enologi, che la Canato ha rilanciato la tradizione di famiglia, intrapresa nel 1750, dai suoi avi, nelle terre del Doge. In particolare, Primo, il padre di Marco, una trentina di anni fa rilevò la Tenuta della Salera in quel di Vignale Monferrato, già di proprietà delle monache benedettine del chiostro di San Bartolomeo (nel 1700) e, successivamente, della Diocesi di Casale Monferrato, durante il vescovado di monsignor P.G. Caravadossi (nel 1740).
Parliamo di un areale caratterizzato da Marne di Sant’Agata Fossili (Miocene superiore e Tortoniano – età 11-7,2 milioni di anni fa), ove sgorga l’antica “Fons Salera”, un tempo nota per le sue portentose acque termali.
Dal 2023 in conversione bio, la Marco Canato annovera, oggi, 10 ettari di vigneti coltivati con metodi razionali, i cui vini vengono invecchiati nella storica cantina, annessa all’infernot scavato nella Pietra da Cantoni, per produrre nettari schietti, fedeli alla propria terra e alle origini. Per Marco, il vino si fa prevalentemente in vigna, mentre in cantina occorre essere il meno interventista possibile. Giorno dopo giorno, filare per filare, Marco osserva, ascolta e dialoga con le viti, i tralci e l’uva. Per lui è fondamentale comprenderne il linguaggio, per accompagnare l’evoluzione di ogni fase agronomica, fenologica e tecnologica, verso i risultati più autentici che esprimano appieno il terroir.
Dodici, in tutto, le etichette: Primo Canato (Grignolino del Monferrato Casalese doc Riserva) e Celio (Grignolino del Monferrato Casalese doc); Rupes e La Baldea (entrambe Barbera del Monferrato Superiore docg affinate in legno, rispettivamente per 18 e per 6 mesi); La Birbona e La Gambaloita (Barbera del Monferrato doc); Cherù (Vino Rosso); Piasì (Piemonte Chardonnay doc); Bianc di Fiur (Bianco); L’Allegro (Vino Dolce) e Sgnacasec (Bianco da uve passite). Tra le novità, c’è Muntavà, la Bollicine Rosè, Metodo Ancestrale vinificata con uve Grignolino, che rimanda alla più antica pratica di spumantizzazione in bottiglia, per un vino petillant, ovvero, leggermente frizzante.
Tra i vini top di gamma ritroviamo: Primo Canato (in omaggio al papà di Marco) e la Baldea (dedicata al luogo in cui sorge la Tenuta), gli stessi che, negli anni e tra gli altri, si sono fregiati di numerosi awards e riconoscimenti (Gambero Rosso, Slow Wine, Merum, Wine Spectator, Torchio d’Oro, ecc.) componendo il ricco palmares di cantina. Le bottiglie annualmente prodotte sono circa 35/40mila e i mercati prevalenti sono: Italia, Germania, Austria, Belgio, Francia, Danimarca e Norvegia.
Consapevole del valore del territorio, Tenuta Canato, gestita da Marco con il padre Primo e la moglie Giuseppina, è divenuta anche ricettività slow e contadina. Dal vecchio fienile del nucleo Settecentesco del cascinale, è stato ricavato un bed and breakfast, le cui camere sono arredate con elementi e complementi d’arredo della tradizione monferrina, per una full immersion nel sapore e nella dimensione incantata del Monferrato casalese.
Visita in cantina, degustazioni e vendita diretta.
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