C’è chi il vino la fa per mestiere e chi per passione. Chi lo asseconda e chi lo stimola. Chi segue il mercato e chi, nella tradizione, recupera originalità. Poi, ancora, chi, nella dimensione di nicchia, concentra energie, sapere e ricerca.
A Murisengo, ai confini nord-ovest della terra alessandrina, da dodici anni è rifiorito un angolo di Monferrato, che respira di autenticità e bellezza, in una cornice di natura vitale che, di stagione in stagione, esprime ancestrale magnificenza tra vigneti, noccioleti, prati fioriti e boschi, animati da insetti, uccelli, ovaiole, asinelli, capre, pecore e cavalli. Un angolo di “paradiso” in cui regna il silenzio, quello interrotto solo dal finire di grilli e cicale, dallo squittio delle civette e dal canto del gallo, intervallando belati, nitriti e cinguettii.
Ed è qui che, indisturbata, ai piedi del Bric d’la losna (bricco del fulmine e nome dell’etichetta), l’Azienda Agricola Cascina Voglietti di Piero Negro è nata da un gesto cortese e da un’istintiva aspirazione di ritorno alle origini.
Correva l’anno 2012 quando Piero, oculista di professione, insieme alla moglie Barbara, decise di esaudire il desiderio più grande dell’ormai centenario zio Stefano. Per il suo secolo di vita, fece così rivivere quel lembo di terra fertile, speculare all’antico castello (che fu di Federico Barbarossa, di Guglielmo il Vecchio Marchese del Monferrato e della nobile famiglia alessandrina Guasco), partendo proprio dal vino, già intriso nei suoi ricordi di bambino perso a giocare in vigna, coi calzoncini corti e le ginocchia sbucciate.
Oggi, l’azienda si estende su 30 ettari di terreno, di cui 2,5 vitati e 2,5 destinati alla corilicoltura, seguendo una filosofia non interventista, ovvero, lasciando che ogni cosa segua il ritmo naturale, già a partire dalla scelta di coltivazione biologica. Allo stesso modo, anche in cantina, la temperatura dei mosti non viene controllata artificialmente e il vino non subisce processi chimici di chiarificazione, filtrazione e/o correzione. Il tutto, con lo scopo di preservare le caratteristiche proprie del vino, assecondando i tempi naturali di maturazione, per dare voce alla piena espressione del terroir e dell’annata.
I terreni, ricchi di marne arenarie, vengono condotti in inerbimento totale per favorire la piena espressione dell’ecosistema e dei lieviti naturali, ideali per la fermentazione spontanea delle uve. Tra i filari, così come sotto i noccioli (Tonda Gentile Trilobata), l’erba viene tagliata a mano e con l’aiuto delle pecore nane di Ouessant.
La cantina, per gusto e dimensione, è continuità che trasuda storia e ruralità, in un contesto finemente recuperato. Tra gli elementi caratterizzanti, ci sono le anfore in terracotta (Tinajs, quindi: Tina), in cui scoppiettano, durante la fermentazione naturale, le uve Baratuciat del vigneto del “Prevost” nel perfezionamento di un affinamento bio che non interferisce col vino. Tra le novità, invece, il Grignolino del Monferrato Casalese prodotto col metodo Ancestrale, per una rivisitata vivacità che conferisce vigore, tono ed eleganza all’anarchico monferrino, ideale per essere consumato d’estate e/o nelle grandi occasioni. A fare il suo ingresso in società, anche “Svitata”, di nome e di fatto, ovvero, la Barbera 100% doc con tappo a vite. In corso, infine, uno studio per catturare la massima intensità dei profumi.
Di recente, anche l’acquisizione di un uliveto per la produzione di Olio Extravergine d’Oliva.
Vino top: Grignolino del Monferrato Casalese doc in purezza Barouss (dal dialetto rubino-granato).
Produzioni autoctone sono anche: la Barbera Vinee (a memoria del sistema di allevamento vinee praticato dopo XI secolo) e la Freisa Latur (vigneto che sorge intorno ad un’antica torre di avvistamento).
Imbottigliato totale: circa 5000bt/anno.
Visite e degustazioni guidate su prenotazione. Vendita diretta.
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