Sulle ridenti colline di Ponzano Monferrato, tra i rilievi più svettanti del Monferrato casalese, in un territorio due volte Patrimonio Unesco, sorge l’Azienda Vitivinicola Nazzari Franco, le cui origini risalgono alla fine degli anni ‘40 del secolo scorso, quando, alla viticoltura era affiancata la zootecnia e la cerealicoltura.
Fu Fausto, veneziano d’origine, il capostipite dell’Azienda Nazzari, che all’età di 18 anni giunse nel Monferrato e, insieme alla moglie Gilda, avviò l’impresa agricola. Poi, negli anni ’90, l’Azienda passò in mano al figlio Franco, il quale la trasformò in azienda esclusivamente vitivinicola, oggi, condotta con la moglie Anna e il figlio Simone, 29enne, agrotecnico di formazione e vignaiolo per mestiere e per passione.
L’Azienda si estende su un territorio che si potrebbe definire “benedetto”, sia per la sua vicinanza al Sacro Monte di Crea (dal 2003 Patrimonio dell’Umanità), sia per la sua spettacolare posizione panoramica ricompresa nel nella buffer zone del Monferrato degli Infernot Paesaggi Vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato dell’Unesco (dal 2014). La superficie vitata è di 13 ettari, prevalentemente concentrati nei pressi dell’antico castello (regione Monteoliveto e Pracastello) e in parte distribuiti nella vicina Castelletto Merli (regione Bellaria).
In particolare, i vigneti del Monteoliveto godono di un’esposizione particolare, calda e ventilata, a 400 metri sul livello del mare, in quella che, nel ‘400, era una superficie destinata all’olivicoltura, così come si desume dallo stesso toponimo. La gestione era affidata ai frati, probabilmente, francescani che risiedettero nella vicina dimora, la stessa che, nel ‘700, venne trasformata in palazzo signorile e, infine, nel 1948 venne acquistata da Fausto Nazzari. Sia dai vigneti sia dalla dimora si gode di una visuale sconfinata che si estende a perdita d’occhio, regalando le suggestioni più eteree e fantastiche. I terreni sono limosi-calcarei misto ghiaia, caratteristica che conferisce struttura e longevità ai vini e, in particolare, rende i Grignolini molto colorati e strutturati.
Le etichette prodotte sono 12, ma i vitigni autoctoni più rappresentativi sono il Grignolino del Monferrato Casalese doc e la Barbera del Monferrato Superiore docg, seguiti a pieno ritmo da: Freisa, Syrah, Favorita, Arneis e Sauvignon. A giocarsela sul podio ci sono: “Baccarà”, la Barbera del Monferrato Superiore docg e “Il Matto”, il Grignolino del Monferrato Casalese doc.
Tra le novità, si ritrova il Grignolino Riserva “OdioAmore” anno 2019 uscito nel 2023, mentre tra le prossime new entry ci sono: “L’Essenza”, la Freisa rivisitata con leggero appassimento e 8 mesi di affinamento in tonneaux, in uscita nell’estate 2024, e “Nivula” (nuvola), le bollicine Metodo Classico che sono un blend di Chardonnay (60%) e Grignolino (40%) 36 mesi sui lieviti in uscita nel giugno 2026.
Pochi ed essenziali i sine qua non per Simone: “in vigna si lavora in maniera sostenibile (vigneti certificati SQNPI Sistema Qualità Nazionale di Produzione Integrata), mentre in cantina si diventa il meno interventisti possibile, per produrre vini puliti e sinceri”.
Alla domanda: – qual è il tuo vitigno/vino del cuore -, Simone risponde senza esitazioni: “il Grignolino, perché rappresenta il nostro Monferrato e perché, come i monferrini più autentici, non finisce mai di sorprendere”. Visite in cantina su prenotazione. Sul Monteoliveto, è installata cornice artistica che raffigura il quadro vivente del paesaggio monferrino, mutevole di ora in ora e di stagione in stagione.
Visite in cantina su prenotazione. Sul Monteoliveto, è installata cornice artistica che raffigura il quadro vivente del paesaggio monferrino, mutevole di ora in ora e di stagione in stagione.
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