Dove il paese di Frassinello Monferrato degrada verso la Valle Ghenza, luogo iconico per la raccolta dei tartufi, c’è la cascina della famiglia Brusatin; vita e lavoro organizzati secondo i canoni della più radicata e robusta tradizione monferrina, con Ermenegildo e la moglie Maria Rosa saldamente alla guida e la figlia Manuela che apporta un robusto aiuto. Una bella estensione di terreno – circa cento ettari – una buona quota di vigneto – circa otto ettari, un venticinque giornate, secondo l’unità di misura dei contadini monferrini di collina; e una stalla da fare invidia con un centinaio di capi di bestiame di razza piemontese tra cui circa trentacinque fattrici. Quelli della coscia, per capirci, o meglio della fassone, che sotto Natale di ogni anno tengono viva la tradizione della Fiera del Bue Grasso di Moncalvo. Quelli per i quali l’allevatore mette a disposizione tutto il suo tempo e che Ermenegildo, schernendosi, tratteggia con “…solo un matto può fare tutto questo”, mentre invece quel ‘matto’ va letto come un sinonimo di furiosa passione per un mestiere ampiamente in via d’estinzione, che qui viene svolto anche con grande attenzione al benessere animale, essendo la vita dei capi in parte anche al pascolo. L’origine dei Brusatin, come è facile intuire dalla sonorità del cognome, non è monferrina, ma veneta. Fu il papà di Ermenegildo, Giuseppe, a sradicare la famiglia da Ponte di Piave in provincia di Treviso, terra di Prosecco, per emigrare in Monferrato. Attorno a metà del secolo scorso erano tempi in cui nelle terre venete la miseria mordeva ancora più che in Monferrato; così un’opportunità di lavorare a mezzadria in Piemonte valeva la pena di tentare l’emigrazione pur prospettando condizioni di vita durissime.
Negli anni i Brusatin, Ermenegildo ed i suoi fratelli, hanno costruito pian piano la loro azienda. Dai vigneti traggono vino, in parte imbottigliato con una produzione di circa sei mila bottiglie, e sono bottiglie espressive del territorio, con Barbera, Grignolino, Freisa. Ma non manca un piccolo aggancio con la terra d’origine, il Merlot, orgoglio rosso della Marca Trevigiana. Certo che le difficoltà di mercato si fanno sentire anche qui. “Per noi piccoli produttori il mondo è cambiato da quando è sparita la damigiana – ragiona Ermenegildo Brusatin – oggi i giovani bevono diversamente, al vino preferiscono altre bevande. Che sia la scelta giusta per la salute non saprei dire. Il consumatore si fa influenzare dall’estetica dell’etichetta, e dal prezzo, più è alto e più è accattivante”. Ciò che rimpiange è l’assistere ad un calo della cultura del consumo quotidiano tra la gente comune. “In passato chi veniva in cantina assaggiava il vino ed esprimeva un giudizio, che poteva essere positivo o negativo, ma era un’indicazione importante, questo non accade più”. Il mercato, per aziende non strutturate commercialmente è la minaccia più seria per il futuro, di pari passo forse con le malattie delle piante, che decimano le vigne in archi temporali sempre più stretti. Ma in casa Brusatin si è abituati a lottare per superare le avversità della vita; quindi la speranza si chiamano Alessandro Luparia, nipote di Ermenegildo e figlio di Manuela, un quattordicenne con idee già molto chiare, e Sara, la sorella che a undici anni ama gli animali e soprattutto ama prendersene cura. Alessandro è pratico e concreto. Ad esempio lui sa che porterà avanti l’azienda del nonno, e che per farlo più che un corso di studi in agraria – disciplina che sta apprendendo da lui – gli serve un diploma da contabile per acquisire l’autonomia della gestione burocratica gravosa e tendente ad aggravarsi. “Pensare ai miei nipoti che porteranno avanti l’azienda mi dà la forza per tenere duro. Lavoro per loro” chiude la chiacchierata Ermenegildo, tornando al suo lavoro mentre la vendemmia incombe.
Estensione aziendale 100 ettari di cui vitati 8 ettari
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