La storia della famiglia Buzio segna profondi legami con la vigna. Agostino, Oreste, Riccardo, Oreste, Marco e Andrea, oltre centosessanta anni di genealogia per ricostruire una storia famigliare tra le più interessanti. Il primo Buzio a mettere piede nell’immobile vignalese che ancora oggi è sede dell’azienda fu Agostino, proveniente da San Salvatore; benestante, acquirente di questa azienda che all’epoca era di 30 ettari; una enormità contestualizzando i tempi. Con un balzo arriviamo alla seconda metà del ‘900 dove troviamo Oreste, che per un paio di decenni è stato presidente e socio conferitore della Cantina Sociale di Vignale. Ultima tappa, fondamentale, ad inizio anni 2000, quando Andrea, laurea in enologia e viticoltura a Milano, e Marco, laurea in ingegneria, iniziano ad interessarsi dell’azienda inseguendo la vocazione di portare avanti una tradizione famigliare. Nel 2004 la svolta al biologico, “Non per inseguire un mercato – spiega Marco – ma perché in famiglia abbiamo sempre seguito il più possibile la filosofia del minor uso possibile di additivi chimici, per preservare noi e i nostri clienti. Eravamo ben consapevoli delle difficoltà in vigna creato dal biologico, ma con le competenze di mio fratello sapevamo di poterle gestire”. Nel suo percorso specialistico, Andrea Buzio vanta anche un’esperienza in casa Donato Lanati, che gli ha aperto il cuore verso il vitigno Albarossa, divenuta una doc importante tra le sei aziendali, contando un buon numero di bottiglie tra le 25 mila vendute per metà in Italia ed il resto in export.
Nei restanti vini c’è tanta tradizione territoriale, con dominanza di Barbera, Grignolino e Freisa; le colonne della viticoltura monferrina. In cantina l’uso del legno non è dominante; va molto la vasca d’acciaio e ancora un tradizionale uso dei contenitori in cemento. Piuttosto sono privilegiati i lunghi affinamenti in bottiglia, non perdendo mai di vista la buona bevibilità. Marco, che in azienda si occupa più di commerciale ed accoglienza, è anche parte attiva della Pro Loco e collabora fortemente con il Club Unesco di Vignale, con la ferma convinzione che, il lavoro collettivo porta vantaggi a tutti, e che l’organismo associativo va speso per promuovere l’economia del luogo. Questa è la ragione per cui è concentrato su eventi enoici vignalesi. Fatta questa premessa è ovvio che le porte dell’azienda siano molto aperte. “Tranne il lunedì in cui le visite vanno prenotate, noi siamo sempre aperti – spiega Marco – anche a chi non degusta ma semplicemente ha piacere di visitare i nostri infernot. Ne abbiamo due perché per vicende successorie avvenute nei decenni, questo immobile si è trovato ad avere il doppione; oggi ne beneficiamo”. Lui ha il polso dell’evoluzione turistica palesemente in atto. “Negli ultimi due anni apprezziamo numeri in crescita, molte provenienze dal nord Europa, ma anche tanti italiani, e tanti piemontesi che per la prima volta scoprono il Monferrato della nostra area”. Tu e tuo fratello vi state avviando verso le venti vendemmie da protagonista. Cosa vi hanno insegnato? “Ci hanno sensibilizzato a considerare in modo più attento le caratteristiche delle singole annate, e poi ci hanno accumulato le giuste esperienze per dare sempre una risposta in termini di tipicità territoriale”. Che tipo di minacce vedete per il vostro lavoro in vista dei prossimi anni? “Le difficoltà le abbiamo affrontate seguendo la necessità della vite ed adeguandoci. Non possiamo richiedere e stressare la pianta per un raccolto identico tutti gli anni. la potatura ormai la posticipiamo da febbraio in avanti sia per sopperire a rischi di gelate che per posticipare il ciclo vegetativo, e riduciamo il numero di gemme in base alle annate e allo stato della pianta. Raramente facciamo diradamento. In futuro dovremo capire che la produttività si attesterà nelle nostre zone su quantitativi diversi, ridotti e molto più variabili da un anno all’altro”. Occorre quindi rivalutare collettivamente il concetto di prezzo? “Sarebbe un punto di svolta vero! Il consumatore avrebbe una percezione del prodotto e non del pacchetto che tanti sono abituati ad acquistare online”. Come vedete la vostra azienda fra dieci anni? “Non abbiamo intenzione di ampliare la superficie o di cambiare le caratteristiche attuali. Vogliamo portare avanti la tradizione e mantenere il nostro target di prodotto di qualità. Sia io sia mio fratello abbiamo due figli ciascuno, maschio e femmina, confidiamo che qualcuno di loro abbia voglia e passione di portare avanti l’azienda”.
Visite e degustazioni: il lunedì solo su prenotazione telefonica, dal martedì alla domenica accesso libero dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Estensione Aziendale: 5 ettari vitati, oltre a terreni coltivati a seminativo e noccioleto. I terreni vitati sono sui comuni di Vignale e Camagna. Epoca geologica: Formazione di Cardona.
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