Incontrare Maria Luisa Boffo, più brevemente ‘Lulù’, nella sua casa a Castel San Pietro, piccolo borgo del comune di Camino, dal cui cortile si gode di un panorama strepitoso su una vallata rigogliosamente verde è scoprire la forza dirompente del mix di passione e coraggio di svoltare la vita. Quella di Lulù è una storia di scoperta, o forse riscoperta, amorosa verso un luogo e una casa, che fu la passione del nonno, Luigi Montagnini, primario di pneumologia all’ospedale di Biella; suo buen retiro per riposo e vacanza. Lulù conserva un ricordo del nonno in ottima sintonia con il luogo e la sua gente, passionalmente coinvolto dalla vigna e del vino; al contrario della nonna che invece detestava la casa e la campagna. In ciascuno di noi esiste un lessico famigliare sotterraneo ma influente sulle nostre scelte. Così che Maria Luisa, che a Biella aveva creato un asilo infantile privato, da poco varcato il nuovo millennio iniziò a “pensare a cosa voglio fare da grande” dice di se stessa. Sentiva una forte attrazione verso quella casa di famiglia in Monferrato e sulle sue potenzialità, seppur nel frattempo l’immobile e la vigna sottostante – 2 ettari accorpati – versassero in un palese stato di abbandono. Il 2013 fu l’anno della svolta; venduto l’asilo prese possesso di Cà Ordano; nel frattempo frequentava corsi su corsi per conoscere e capire il mondo del vino e dell’agricoltura. Ristrutturata la vigna con l’aiuto dell’enologo Cristiano Garella, già tecnico di cantina dei Sella, rimise in sesto la casa da cima a fondo, cantina compresa. “E’ stato faticoso ma anche molto bello – ricorda con dolcezza – è chiaro che l’impatto di vivere in solitudine, nel silenzio, sentire tutti i rumori di una casa a cui non si è abituati, è stato un salto coraggioso.
Nei primi tempi sentivo la presenza amica di un fantasma che mi incoraggiava. Forse quello del nonno. Che ora non sento più perché, voglio pensare, ora è contento del risultato. Ho scoperto una nuova qualità del vivere in una modalità per onorare i propri padri e di insegnamento per i figli”. Maria Luisa Boffo di figli ne ha due, non coinvolti in azienda ma felici per i risultati della mamma: Francesco ‘Tatù’ e Maria Ortensia ‘Uanta’, nomignoli catturati dai primi balbettii dei bambini ora divenuti le due etichette su cui la produzione aziendale per scelta si fermerà. Un Rubino di Cantavenna ed un Monferrato Rosso, vini blend espressione di sintesi di tutta la tipicità delle uve monferrine. Garella l’ha convinta sul Rubino, piccolissima Doc, fortemente identitaria della tipicità territoriale, esattamente ciò che Maria Luisa cercava. “Credo molto in questo territorio che ha potenzialità future altissime. Mi piace Camino, mi piace la gente. I miei vicini sono ancora contadini veri, portatori di un immenso patrimonio culturale nelle cose che fanno. A livello collettivo qui si deve ancora infrangere il cristallo per acquisire coscienza di quello che si ha e di quello che si è. Arrivati a ciò raccoglieremo grandi successi. Credo molto nel cambiamento di questo territorio che sta per decollare non solo per il vino ma anche per l’accoglienza”. Nel lavoro di vigna e cantina è accompagnata da Luciano Clerico, compagno di vita nonché giornalista di rango calato full time nella passione per l’agricoltura“. Qual è stato il grande insegnamento tratto dalle quasi dieci vendemmie fatte? “A non avere fretta, ad essere più precisa anno dopo anno. Il momento della vendemmia è il più sentito. L’uva deve arrivare sana in cantina, il grappolo deve essere trattato con cura, adagiato e non buttato nella cesta. Con due ettari si può fare. Ringraziare sempre la natura per quello che ci ha offerto. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro e ne abbiamo ricavato un buon prodotto, è vero, ma alla fin fine è la natura che ce l’ha dato in dono”. Guardando avanti, la minaccia più temuta? “Il cambiamento climatico è quanto di più pauroso esista, come facciamo tenere a bada questi sconvolgimenti?”. Ultima doverosa riflessione; come vedi la tua azienda fra dieci anni? “Non ho intenzione di ampliarmi, ma credo molto nel cambiamento in positivo di questo territorio. Si, fra dieci anni sarò ancora qui, perché qui sono molto ancorata e voglio onorare la memoria del nonno con il lavoro, la passione e la cura delle cose”.
Degustazioni, visita alla cantina e ai vigneti, con prenotazione obbligatoria, sabato e domenica dalle 11 alle 18.
Superficie aziendale: 2 ettari coltivati a vigneto. Era geologica: marne di Sant’Agata Fossili.
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