Andando per vini in Monferrato raggiungiamo Olivola, territorio storicamente riconosciuto tra i migliori in area per la coltura della vite e del Grignolino in particolare. Siamo alla Cascina Gasparda, piccola realtà condotta da un giovane e creativo Roberto Salvaneschi. Pochi vitigni coltivati, ma molto territoriali e regionali, Barbera, Grignolino, Freisa Nebbiolo, Cortese; etichette con una grafica semplice e pulita, nessuna Doc rivendicata ma una certificazione Biologica che apre discorsi interessanti su una filosofia di vita e di conduzione agronomica assai coinvolgente. Anche nel caso di Roberto, come per tanti altri dei nostri vigneron incontrati, le ‘cose’ della vita non dovevano andare così, perché lui, dopo il diploma di designer, ha effettivamente lavorato come designer. Ma ad Olivola c’era la piccola cascina di famiglia ad attenderlo, che, prima il nonno e dopo il padre Pietro, avevano continuato a tenere in vita benché avessero un lavoro dipendente per garantire il reddito. Era il modello economico di tante famiglie sulle colline piemontesi e forse italiane. Fatto sta che Roberto una decina d’anni fa decise per una bella inversione ad U della propria vita. Lasciata la matita e si infilato tra i filari.
A distanza di due lustri inizia a tirare le somme: “sono arrivato qua e non l’avrei mai detto. Perché? Ma perché quando hai vent’anni pensi ad altro, a quei tempi lavorare nei campi lo vedevi come una forzatura per dare un aiuto in casa; per te non è un lavoro è un riempitivo. Ora invece guardo il tutto come la mia esistenza, non potrei più farne a meno perché mi sento parte di un mondo di amici, fatto di persone, di connessioni e di saperi che non vanno dimenticati. Ora tutto ha un appeal diverso; la terra mi ha chiamato indietro e mi ha fatto scoprire ciò che neppure immaginavo”. In questo decennio trascorso ha apportato la sua rivoluzione “Ho cambiato molte cose, a partire dal modo di vedere il suolo coltivare la vigna. Quindi ad esempio ho adottato alcune pratiche di biodinamica, ho introdotto il sovescio, ho seminato molte essenze, ma soprattutto faccio i lavori, in particolari quelli meccanizzati, solo quando servono. In vigna entro di meno col trattore ma di più a piedi”. A questo punto mi perdo in una interessante discussione sull’agricoltura organica rigenerativa. ”Non è un protocollo, è un insieme di saperi. C’è molta cura del terreno e si usa cosa serve. L’obiettivo è salvaguardare la vitalità del suolo. Sia chiaro che con questi metodi passo molto più tempo in vigna che in cantina, ma del resto il vino si fa in vigna”. Tra le circa tredici mila bottiglie prodotte ogni anno (quando possibile senza usare solfiti aggiunti), Roberto dà un peso importante alla Freisa, vitigno e vino un tempo assai diffuso nelle cantine monferrine, poi passato un po’ di moda. “Non comprendo il perché – commenta – è un vitigno eccezionale da cui si ricavano vini di terroir, longevi e per nulla banali”. Roberto ne fa una in purezza che in etichetta chiama ‘Nuda e Cruda’ affinata per 4/5 anni in vasca e bottiglia (oggi è fuori col 2019), da provare. Invece gli affari? Come vanno? “Il mercato del vino nell’ultimo anno e mezzo ha subito una battuta d’arresto. Sembra che di punto in bianco la gente abbia smesso di bere vino. Temo che molta responsabilità sia da attribuire ad una comunicazione poco chiara e fuorviante da parte degli organi del comparto vitivinicolo”. Quindi c’è un problema, e come sempre accade in queste situazioni l’imprenditore cerca soluzioni appellandosi alla propria creatività. “Per sostenere il reddito stiamo pensando di diversificare, ad esempio metteremo a dimora ulivi, e ragioniamo sulle coltivazioni di piante officinali. In vigna ridurrò la superficie a Barbera divenuta molto problematica causa flavescenza, che manterrò per una questione di rispetto verso un vitigno che ha tenuto in piedi questa zona per duecento anni. Punterò più sulla Freisa”. Chiudiamo con la domanda per tutti. Come vedi la tua azienda fra dieci anni? “Come un’azienda policolturale, è giunto il tempo di abbandonare la monocultura”.
Visite e degustazioni, esclusivamente su prenotazione
Superficie aziendale 12 ettari totali nei comuni di Olivola e Frassinello di cui 5 vitati.
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