COPPO GIOVANNI

COPPO GIOVANNI

Azienda Agricola Coppo Giovanni

Regione Varocara 3 – Cellamonte 

Telefono: +39 366 7007262

e.mail: info@coppogiovanni.it

Storia

Siamo ai piedi della collina di Cellamonte, in frazione Varocara, per visitare un’azienda agricola che offre uno scenario straordinario di melting pot culturale, colturale e di taglio tradizionale. Nell’azienda agricola Coppo Giovanni convivono tre generazioni: lo stesso Giovanni, che dal 1954 ha avviato l’ingrandimento dell’azienda ereditata dal padre, i due figli Egidio e Romano, ed i nipoti Simone e Davide. Non ci si faccia ingannare da questo quadretto pensando ad una famiglia patriarcale, tutt’altro. Qui ciascuno ha preso un ruolo sulla base delle proprie convinzioni e porta avanti un filone aziendale. Romano, ad esempio, è un appassionato allevatore e pertanto si occupa del suo bell’allevamento di capi di razza piemontese della fassone. Egidio ama di più la vigna, così come i suoi due figli. Simone e Davide, appena trentenni o non ancora si occupano di vigna e cantina. Davide con l’Istituto Agrario alle spalle molto più in vigna, Simone con in tasca una laurea in finanza, più in cantina e amministrazione. Questa terza generazione è pienamente in azienda dal 2018, pur avendola vissuta integralmente fin dall’infanzia, ovviamente. Un mestiere, questo dell’imprenditore agricolo, che hanno voluto fare da sempre.

Visione

È Simone il nostro Cicerone, un giovane con capacità di elaborare pensieri profondi  e che oltre all’azienda ha a cuore il paese di Cellamonte vivendolo intensamente anche sul piano sociale, economico e politico dal palazzo comunale. La vendemmia è terminata da poco, la domanda cade in modo naturale su cosa gli hanno insegnato le sue. “Ne ho già vissute ventisei, con coinvolgimenti diversi, ovviamente, ma ognuna mi ha insegnato che abbiamo poco controllo su cosa ci accade durante la vita. È la natura a farla da padrona. Questo è bello ed affascinante, nel bene e nel male, in entrambe i casi impari ad avere rispetto”. Poi svela la sua bellissima idea di vendemmia, proprio come atto di raccogliere. “La vendemmia è cambiata, le leggi l’hanno stravolta, con l’uso delle cooperative si è spersonalizzata. Io voglio tornare a coinvolgere la gente del posto, giovani soprattutto, che conosco. Ristabilire riti di socializzazione, come la ‘curmà’ finale. La differenza la fanno le persone, se hai collaboratori in gamba sul lungo periodo questo fa la differenza”. Ad oggi l’azienda conta circa diciassette ettari di vigneto e un’altra cinquantina abbondante di seminativi. Le settanta mila bottiglie tra cui spiccano i vitigni classici, Barbera e Grignolino, con quelli appena all’inizio del loro percorso: un’ Albarossa affinata in botti grandi di rovere, ed un curioso Spumante Rosè a base Nebbiolo chiamato ‘37/2’ espressione di un ancoraggio profondo alla terra, essendo il mappale 2 particella 37 del comune di Cellamonte. A proposito di pensieri profondi. Chi sono i modelli di riferimento di Simone? “Angelo Gaja, perché ha sempre tracciato una rotta chiara in tutto, dal valorizzare il territorio alla commercializzazione, e Walter Massa per quello che ha fatto per il tortonese e per essere molto all’avanguardia su pratiche colturali che hanno fatto una differenza pazzesca”. Il Monferrato casalese invece? “Purtroppo è ancora abbastanza sconosciuto, sicuramente è una terra da valorizzare e far scoprire. Ha punti di forza importanti, come la biodiversità da tutelare ed implementare, ed è un territorio ospitale dal punto di vista dell’accoglienza. Ma ci sono anche punti di debolezza. Per esempio non siamo persone aperte di testa e di relazioni, abbiamo forte incapacità di fare rete, anche se vedo segnali importanti tra i giovani e vedremo se ci saranno sviluppi; e poi abbiamo flagello delle zanzare, taciuto, nascosto, ma fortemente penalizzante”. Quali minacce sul futuro di un viticoltore? “La perdita di fertilità dei suoli è la più pressante. Se non ci curiamo dell’erosione integrando sostanza organica non il Monferrato ma tutta la Pianura Padana fra dieci anni diventerà un deserto. Sarà fondamentale ridurre la chimica, i diserbanti, che hanno ridotto la capacità delle piante di difendersi dalle malattie”. Sul fronte vini si potrebbe dare molto di più? “I nostri vini hanno potenzialità enormi, da anni avremmo potuto fare cose mondiali. Abbiamo vitigni e terreni importanti possiamo fare ancora grandi cose, ma occorre capitalizzare le aziende, senza capacità di investire non si decolla. La storia dei fallimenti delle tante cantine sociali lo dimostra, se non fai vini di qualità non puoi remunerare come è necessario i contadini che coltivano l’uva”. Concludiamo con la visione a dieci anni. “Nonostante le difficoltà vedo bene la nostra azienda. Ha del potenziale. Su tutto mi piacerebbe fosse sostenibile, sul piano sociale dando lavoro ed indotto, su quello economico essendo remunerativa, su quello ambientale con pratiche agronomiche per un suolo migliore. Se non curiamo questi aspetti, su questo territorio la prossima generazione di vignaioli non ci sarà”.

Produzione

Denominazione
Monferrato Freisa Doc, Piemonte Dolcetto Doc, Piemonte Albarossa Doc, Barbera del Monferrato Doc, Grignolino del Monferrato casalese Doc
Bottiglie
70000

Top di gamma

Grignolino del Monferrato casalese Doc, ‘Ortolana’ Piemonte Albarossa Doc, ‘37/2’ Spumante Rosè

Riconoscimenti

Torchio d’Oro

Visite e degustazioni: da aprile a ottobre aperti tutti i fine settimana dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 22, nei restanti giorni e negli altri periodi solo con prenotazione telefonica.

Estensione aziendale 70 ettari di cui 17 a vigneto