GADDO – PONZANO MONFERRATO

GADDO – PONZANO MONFERRATO

Gaddo Valerio

Cascina Casaie 1 – Ponzano Monferrato 

Telefono: +39 333 8082361

e.mail: valerio.gaddo@alice.it

Storia

La cascina di Valerio Gaddo a Ponzano è molto fuori dal paese un po’ nascosta tra due colline che forse avevano catturato la curiosità anche di Cesare Pavese durante il suo soggiorno monferrino dall’autunno ’43 alla primavera ’45 nella vicina Serralunga di Crea. In questo cortile c’è la storia della famiglia Gaddo, ma la storia aziendale dell’agricola attuale l’ha scritta per intero Valerio. Vediamola dall’inizio. Il papà di Valerio aveva interrotto la tradizione contadina della famiglia intraprendendo la strada di un lavoro dipendente. Valerio, però, fin da adolescente era affascinato dall’agricoltura, e nel suo percorso scolastico scelse l’Istituto Agrario di Rosignano. “Ho frequentato la scuola negli anni in cui è nato il Barbesino, perché questo blend di tre vitigni molto locali, Barbera, Grignolino e Freisa, è nato nella scuola, non va dimenticato; posso dire di aver partecipato a tutta la ricerca per trovare la ricetta migliore”. Erano anni in cui si cercava di dare una identità enologica al casalese, con risultati non eclatanti, a onor del vero e col senno di poi. Terminata la scuola ha lavorato in agricoltura una decina d’anni come dipendente, ma dal 1994 la svolta imprenditoriale. “Sono partito con poco più di un ettaro di vigna. Ho comprato il primo trattore, ovviamente usato e mi sono buttato. La partenza è stata dura, lavoro tanto, sofferenza parecchia e creatività per inventarsi il reddito giorno per giorno. Poi un passo dopo l’altro mi sono ingrandito”. Oggi la sua azienda conta oltre settanta ettari, una decina dei quali a vigneto.

Visione

“Ho sempre avuto passione per la vigna e il vino; oggi imbottiglio circa dieci mila bottiglie all’anno, ma è ancora molto importante la vendita di sfuso. Faccio pochi prodotti ma cerco di farli con la massima cura possibile, basandomi sul concetto che quel vino lo bevo anche io e quindi deve rispondere ai criteri di ciò che mi piace e mi fa bene”. Genuinità e naturalità sono le linee guida in cantina. “I miei vini fanno fondo, perché applico una minima filtrazione; non sono uguali tutti gli anni, perché le annate sono diverse; hanno gradazioni variabili, dipendendo dalle caratteristiche del millesimo. Quindi, sono un produttore che piace ad un consumatore che cerca queste cose”. Giustamente, non potendo piacere a tutti, meglio basarsi sulle affinità elettive. Tra i concetti di semplicità e naturalità che connotano la filosofia di Valerio Gaddo, non entra l’agricoltura biologica motivando la scelta con un’idea ben precisa. “Il biologico non ha senso nelle nostre zone, se non in annate molto favorevoli come fu il 2022. Troppa umidità, troppe malattie fungine, con il biologico si butta nell’ambiente più chimica che non con il convenzionale. Invece, partiamo dal principio che l’ambiente va rispettato e quindi occorre usare la minor quantità di anticrittogamici possibile; bisogna essere rigorosi nell’uso dei dosaggi corretti; bisogna fare il numero minimo indispensabile di trattamenti. Con queste accortezze l’agricoltura convenzionale non è così impattante”. Oltre l’ambiente, l’altro tassello di grande attualità che vede nell’occhio del ciclone l’agricoltura, è il lavoro manuale, e anche su questo tema Gaddo è rigoroso. “Io ho due operai a libro paga, e nelle stagioni di punta assumo lavoratori direttamente, non mi avvalgo di cooperative. Le persone che lavorano vanno inquadrate e pagate in modo corretto, è una questione di giustizia”. Quali minacce incombono sui nostri vigneti? “Purtroppo la globalizzazione si fa sentire anche sulle nostre colline. Gli eventi bellici in Europa hanno frenato anche il commercio del vino, e poi c’è una importazione molto concorrenziale da Paesi lontani, nel sud del mondo, dove si fanno vini buoni a prezzi, va detto schiettamente, più bassi dei nostri”. Il futuro? “Non ho una continuità famigliare per la mia azienda per cui leggo il futuro con una visione diversa da chi sa di avere eredi che continueranno l’azienda. Basandoci su ciò che stiamo vivendo e vedendo, con i prezzi dell’uva e del vino in contrazione e i consumi non brillanti direi che non c’è da essere allegri. Ma gli alti e bassi fanno parte della storia dell’umanità. Torneranno momenti buoni. Per quanto mi riguarda, se ragiono sull’evoluzione della mia azienda dal 1994 al oggi, posso dire con orgoglio di essere riuscito a realizzare ciò che volevo fare. Pertanto sono contento e soddisfatto”.

Produzione

Denominazione
Barbera d’Asti Docg; Barbera del Monferrato Doc; Grignolino del Monferrato Casalese Doc; Monferrato Freisa Doc; Monferrato Cortese Doc; Piemonte Chardonnay Doc; Monferrato Nebbiolo Doc.
Bottiglie
10000

Top di gamma

Barbera d’Asti Docg Superiore

degustazioni e visite solo con prenotazione obbligatoria

superficie aziendale 75 ettari di cui 10 a vigneto