Siamo proprio sotto il Castello di Camino. Dal cortile dei Gatti il maniero si erge imponente con le sue mura Ghibelline. Fuori piove, e ciò desta qualche preoccupazione per i primaverili giovani germogli di vite a rischio peronospora, ma in casa c’è fermento poiché l’attività agricola viaggia di pari passo con quella ristorativa sotto forma di agriturismo. C’è tutta la famiglia impegnata sui due fronti. Paolo Gatti, con la moglie Emanuela, più coinvolti sulla parte di vigna e cantina, mentre Germano Gatti, forte del proprio diploma alberghiero, con la moglie Antonella è l’anima ai fornelli. Una suddivisione effimera, poiché quando il bisogno chiama son tutti uniti sull’attività da svolgere. La complessità evidente è dovuta all’impegno di gestire due attività totalmente coinvolgenti, che hanno tempi diversi ma anche sovrapposizioni..
Varcato il cancello si percepisce con immediatezza l’impegno profuso in questo cortile per dare sempre il meglio: un’estetica rilassante, una pietanza tipicamente locale ed un calice di vino capaci di trasmettere emozioni.
Paolo e Germano hanno assorbito la dedizione al lavoro tramite le radici degli avi. A partire dai primi decenni del ‘900 quando i loro nonni Alfredo Dellavalle e la moglie Ercolina decisero di impiantare la loro azienda agricola secondo i canoni dell’epoca. Già nel 1958, Alfredo veniva insignito di un premio – esposto in bellavista nell’agriturismo – per la produttività della sua azienda conferitogli dal Ministero dell’agricoltura. L’azienda passò poi alla figlia e al genero, Clotilde ed Egidio Gatti, genitori dei conduttori di oggi. L’evoluzione di questa azienda è interessante poiché esprime il cambiamento avvenuto in agricoltura nello spazio di pochi decenni. Paolo Gatti muove i primi passi come imprenditore agricolo alla fine degli anni ’80 – il fratello Germano qualche anno dopo – con una situazione totalmente differente da quella di oggi. La crescita anche in termini di immagine in chiave di riqualificazione del ruolo imprenditoriale è un dato di fatto.
Proprio il vino ha contribuito a tutto questo, portando sulle colline vitate il concetto di brand e di conseguenza di un movimento coinvolgente anche per tanti giovani viticoltori. Giovani che all’epoca del debutto di Paolo Gatti avrebbero fatto sicuramente scelte diverse. “Non possiamo negare che oggi essere agricoltore gratifica molto di più di un tempo – testimonia Paolo Gatti – un tempo era agricoltura pura per un prodotto non identificabile, io sono partito con meleti e noccioleti, oggi un’azienda agricola è un brand. Per arrivare a questo ci siamo dovuti adattare ai cambiamenti veloci, soprattutto a quelli tecnologici che ci consentono di uscire con un prodotto in linea con ciò che il mercato domanda”. I Gatti con le loro quaranta mila bottiglie prodotte, suddivise in una decina di Doc, il mercato lo testano e lo tastano ai tavoli del proprio agriturismo. “Sicuramente oggi abbiamo un consumatore molto più informato di un tempo. La comunicazione rivolta a raccontare vino e cibo ha fatto del bene perché ha allargato la conoscenza. Va però detto che un po’ di confusione di informazioni l’ha creata”. Come vedono il futuro i Gatti? Iniziamo dalle minacce “Il cambiamento climatico è la minaccia più angosciante perché esclude ogni capacità di fare qualcosa; le malattie delle piante divenute più resistenti è la minaccia più fastidiosa”. Rosee invece le prospettive “Davanti a noi abbiamo figli occupati oggi in altre attività, ma attratti dall’azienda di famiglia, con voglia di fare e idee innovative. La visione per il futuro c’è, entusiasmo pure, magari vedono poco le difficoltà, ma questo fa parte della normale condizione di essere giovani”.
Estensione aziendale: 18 ettari di cui 8 vitati, 9 coltivati a noccioleto, il resto seminativi. Tutti i terreni sono allocati nel comune di Camino. Era geologica Burdigaliano-Langhiano.
Degustazioni e visita cantina: il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, ma con prenotazione obbligatoria.
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