C’è tanta storia del vino in casa Gaudio, al Bricco Mondalino. L’azienda è collocata poco fuori dal paese su di un cocuzzolo che domina le colline circostanti. Costruzione moderna, perché l’azienda come la possiamo vedere oggi viene fondata nei primi anni ’70 del novecento. Ma il connubio tra i Gaudio ed il vino è molto più antico, sancito da testamento e atti successori datati 1792. In quell’epoca la famiglia possedeva la cascina del Bergantino. Contadini sì, ma più strutturati di tanti altri. Forse più capaci e intraprendenti, tant’è che ad un punto della storia, e siamo già nel novecento, i Gaudio di cascine ne possedevano due. Ad interpretare il trait d’union tra la cascina atavica e il Bricco Mondalino è stato Amilcare, classe 1908, un pioniere della transizione vitivinicola monferrina dalla storia alla modernità. Amilcare era un diplomato in enologia, condizione non comune per la sua epoca, che visse la sua esistenza girovagando tra Italia e mondo (lavorò anche in Messico) occupandosi sempre di uva e di vino. “Mio padre per tutta la vita ha avuto due pallini, il paese di Vignale e fondare una sua azienda vitivinicola”, svela il figlio Mauro che ha fatto suoi i pallini del padre portando avanti una crescita fondamentale. Amilcare fondò il Bricco Mondalino quando di anni ne aveva già sessantaquattro, cogliendo di sorpresa il figlio, già con una laurea in chimica in tasca e il destino da manager industriale tracciato. Mauro, convinto della bontà del progetto, lasciò la sua scrivania alla Morando Impianti di Asti per buttarsi a capofitto in quel sogno che stava decollando da due ettari di proprietà e una focalizzazione quasi esclusiva sul Grignolino, di cui il padre era grande fan. Per Amilcare le colonne portanti di quell’impresa dovevano essere due: sviluppare fin da subito un concetto di qualità; escludere qualsivoglia soluzione di packaging che non fosse la bottiglia. Concetto replicato all’infinito da Mauro, e da qualche anno dalla figlia Beatrice, laureata in enologia e ormai anima e motore dell’azienda.
Ovvia è la domanda: cos’è la qualità per voi? “Materia prima valida che si ottiene in vigna sacrificando produzione e quantità. Da un punto di vista organolettico la fai se hai una cantina di proprietà dotata di molta attrezzatura” risponde Mauro. “Qualità è un concetto non facile da definire – si inserisce Beatrice – può voler dire conoscenza ed esperienza, come quella che aveva il nonno che conosceva le uve di tutte le colline circostanti, ma pure conoscenza enologica”. Mauro ha vissuto commercialmente anni duri spesi per uscire dall’anonimato. “Ho visitato ristoranti ed enoteche di mezza Italia. Proponevo il Monferrato che all’epoca era un perfetto sconosciuto. Il Grignolino era appannaggio dei produttori albesi che compravano le uve da noi. Il Grignolino era più noto 50 anni fa di adesso, la vera caduta avvenne negli anni ’80 quando nacque la moda dei vini strutturati e affinati in barrique”. E la Barbera? “Prima del metanolo non si vendeva – spiega ancora Mauro – ma quell’episodio segnò il riscatto dei piccoli, quelli che ci mettevano la faccia e col vino vendevano la fiducia nel produttore. Il metanolo ha favorito le aziende dei produttori”. Per concludere la parola a Beatrice, il futuro. “Il mio sogno è di migliorare ancora la qualità e di vedere sempre più giovani affezionati al territorio, sempre più pulito, più curato, più stimato. E che il Grignolino diventi uno dei vini più importanti del Piemonte”. In molti ormai puntano su vino e territorio, non ti fa paura la concorrenza? “No di certo. Noi non siamo di serie B, siamo semplicemente diversi, ad esempio da Langa e Alto Piemonte. Abbiamo una nostra identità ben precisa. Ad esempio abbiamo vini più longevi di altri. La nostra è la zona dove è nata l’enologia italiana, e tornare agli antichi fasti dovrebbe essere un desiderio per tutto il territorio”. Sei una “sbarbatella” cosa vuol dire per te? “Essere parte di un movimento che conta 160 giovani imprenditrici del vino italiane. Non siamo radical chic, semplicemente condividiamo esperienze, difficoltà e amicizia. Poi si vedrà”.
Visita alla cantina e degustazioni guidate tutti i giorni con prenotazione obbligatoria.
Estensione aziendale: 16 ettari coltivati a vigneto. I terreni sono ubicati nei comuni di Vignale Monferrato (Mondalino e Tolè) e Casorzo (Colma). La loro formazione è tra le più antiche del Piemonte, si riscontrano infatti Areniti di Tonengo e Formazioni di Cardona.
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