Dietro il socratico bel barbone bianco, Carlo Santopietro nasconde le espressioni facciali con le quali affronta la vita con quel saggio pizzico di ironia e sarcasmo che la fanno sembrare sempre leggera. È bello chiacchierare con lui mentre fuori si fa sera e piove a dirotto. Siamo seduti al tavolo antico del suo agriturismo, una villa agée e piena di fascino in quello che in tempo medievale era il borgo appena fuori le mura del castello di Vignale, ragion per cui l’agriturismo di Carlo prende oggi il nome Drè Castè (dietro il castello). Parliamo della sua storia personale e di come il destino l’abbia portato ad essere vignaiolo. Lui, come suo fratello Roberto, noto per il brand delle verdure sott’olio e confetture, nati a Milano, da padre di origine pugliese, astemio e commercialista. Capite bene che all’inizio della vita di Carlo c’erano tutti gli ingredienti per confezionare una storia personale distante anni luce dal Monferrato e dall’agricoltura. Invece i fratelli Santopietro si innamorano di questo spicchio di Piemonte da cui proveniva la mamma, oggi novantacinquenne, che perpetra l’abitudine di consumare mezzo bicchiere di Grignolino a pasto. Vignale era il loro buen retiro giovanile estivo, senonché gli anni ’60 furono quelli della grande fuga dalla campagna verso la città, ed al commercialista Santopietro tutti i contadini che si arrendevano offrivano case e terreni. Ai figli giunti in età di occuparsene affidò il patrimonio agricolo per cui nacquero due filoni imprenditoriali, l’uno quello della produzione vinicola a cui segue agriturismo e camere, l’altra la trasformazione di verdure e frutta i conserve e confetture.
Il 1979 fu la prima vendemmia di Carlo, da allora ne sono passate 44, ragion per cui scatta la domanda di rito: cosa ti hanno insegnato le vendemmie fatte? “Sarebbe banale semplificare dicendo che non ne esiste una uguale all’altra. Invece per me la lezione imparata è che l’annata è un viaggio a tappe, come curi la produzione in vigna, come vinifichi, come fai arrivare il vino a chi lo beve, e il suo gradimento. La vendemmia finisce con successo o insuccesso in quel preciso momento. Il massimo del godimento te lo regala chi ti dice di aver bevuto un tuo vino di una certa annata e di averlo trovato fantastico. A quel punto il ritorno economico non centra più nulla”. Barbera o Grignolino? “Tutti e due. Il Barbera è più piacione, il Grignolino ha un pubblico di fissati, così come sono dei fissati i produttori che ci hanno creduto in tutti questi anni fino ai risultati incoraggianti di adesso”. Cos’è il vino per Carlo? “Oggi si parla tanto di vino, per cui è un prodotto più blasonato di altri prodotti agricoli, ma nella sua essenza è l’espressione di una cultura dello stare insieme. Il convivio è quanto di più antico conosca l’umanità. Per noi produttori l’accoglienza, ossia il convivio, è intrinseca al prodotto nel bicchiere. Ci piace comunicare il nostro vino e il nostro legame con la terra che passa dal palato. Questa è una chiave di successo. La gente che entra in una cantina o al ristorante vuole immergersi nella cultura materiale del mangiare e del bere bene. Inoltre i territori dove si produce sono belli da vedere, e sai perché?”. Dimmelo! “Perché il vino fa sopravvivere i piccoli, le aziende sotto le centomila bottiglie; il lavoro di qualità fatto da tanti piccoli fa crescere il sistema territoriale”. Cambiamento climatico, nutriscore, dealcolizzazione, vedi minacce sul futuro del vino? “Siceramente no, perlomeno per le aziende piccole. Bisogna adeguarsi ai tempi. La bussola sono sempre i fondamentali, terreno vocato, qualità delle uve, tempo di affinamento in cantina. Le temperature più alte mi portano gradazioni elevate? Mi cercherò il cliente a cui piacciono. Anzi per il Grignolino, grado alcolico e tempo sono fattori di successo per smorzare i tannini. Dopo cinque o sei anni un Grignolino è fantastico. Il vino senza alcol è una perversione, bevi meno ma bevi bene”.
Visite alla cantina, all’infernot e degustazioni, si effettuano in Via Piave tutti i giorni solo con prenotazione obbligatoria.
Ristorazione agrituristica solo nei fine settimana. Accesso alle camere con prenotazione obbligatoria.
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