Siamo alla Cà Nova, poco fuori dal concentrico di Cellamonte. In questa storica cascina contadina, oggi trasformata in un accogliente e funzionale agriturismo dedito alla sola ristorazione (per il momento), continua vivere lo spirito contadino dell’azienda monferrina orientata alla produzione del vino. Marco Bellero ha sulle spalle una tradizione famigliare iniziata a fine ‘800 e lui è la quarta generazione a dare continuità a ciò che il suo bisnonno Luigi aveva avviato. Marco, quarantenne con in tasca un diploma di perito meccanico, aveva però il destino segnato verso l’agricoltura, essendo cresciuto nel mondo contadino, con il papà Enrico e il nonno Agostino. L’aver condiviso e respirato fin dall’infanzia la passione per la terra in generale e la vigna in particolare lo ha portato nei primi anni 2000 a mettersi a capo della Cà Nova dandone vigore ed impulso. Prima il lavoro sulla cantina e sui vini puntando molto sulla tipicità locale, e quindi su Barbere e Grignolino “che resta sempre un vino difficile, ci abbiamo lavorato molto e si sta ampliando il pubblico che lo apprezza”; anche se c’è una buona produzione di bianchi e un signor Nebbiolo. Poi, dal 2013, con l’avvio dell’attività ristorativa agrituristica. “L’idea iniziale – racconta Marco Bellero – è stata quella di creare una filiera interna all’azienda di promozione e di vendita per il vino; abbiamo iniziato con le degustazioni in cantina. La proposta è stata accolta molto bene ed infatti negli anni è cresciuta molto. Da qui è nata l’idea di orientare parte dell’attività produttiva dell’azienda sulla ristorazione”. Al suo fianco la mamma Elsa ed uno staff affiatato di collaboratori. Marco, può così trasformare in lavoro una delle sue passioni, la cucina.
È infatti direttamente coinvolto ai fornelli, dove sa di esprimere il meglio sulle carni piemontesi. Perché l’allevamento, oggi abbandonato, era anche parte dell’economia di questa azienda fino a non molto anni fa. “Il mio menù è molto locale, in fin dei conti cucino ciò che mi piace mangiare e in questo modo valorizzo al meglio i prodotti della filiera cortissima che impiego (c’è anche un orto aziendale)”. Dalle venticinque giornate di vigna (circa 8 ettari) ricava un venti mila bottiglie che vende totalmente ai tavoli dell’agriturismo; “abbiamo creato un’economia a circuito chiuso”, spiega con una sintesi efficace. Una scelta profetica che in questo momento permette di aggirare una evidente crisi dei consumi che investe il settore. “Il vino è diventato un bene di lusso – spiega – molto caro, perché molto alti sono i costi per produrlo. Il consumo di sfuso è praticamente scomparso, perché tranne pochissimi anziani nessuno ha più voglia di comprarsi la damigiana da imbottigliare in garare, neppure io lo farei. Ma è il consumo in generale ad essere diminuito, per le norme sempre più restrittive, è vero, ma anche perché sono cambiate le mode e gli stili di vita”. Portare i clienti in azienda fa la differenza? E il nuovo turismo quanto pesa? “Fa la differenza e pesa molto. Il turismo ti mette in contatto con persone provenienti da fuori regione o fuori nazione che scoprono prodotti nuovi e assimilano sensazioni molto positive”. Quale sarà la minaccia più incombente sugli anni a venire per le aziende viticole monferrine? “Le malattie delle piante di vite sono sicuramente un pericolo grave, ma temo che il cambiamento climatico rappresenterà la minaccia più grave. Temperature sempre più elevate in periodi prolungati di scarsità d’acqua sono uno stillicidio per l’esistenza biologica delle nostre vigne”. Con l’occhio di un quarantenne che ha ancora molto da inventare, Marco Bellero tratteggia il futuro della sua azienda e del territorio casalese. “Per la mia azienda vedo un orientamento necessario verso produzioni sempre più di nicchia e l’innalzamento del livello qualitativo. Però dalle nostre aziende dobbiamo sempre guardare anche al territorio nel suo complesso; per tenere viva e far crescere una filiera occorre che tutto il territorio cresca qualitativamente in modo omogeneo. Abbiamo la prova di quanto questo stia già funzionando, dobbiamo tutti pensare al futuro con questo spirito”.
superficie aziendale 10 ettari di cui 8 vitati e il resto a seminativo
degustazioni e visita cantina dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 23, nei restanti giorni della settimana solo con prenotazione obbligatoria
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