Sergio Santoro è un uomo polivalente: vignaiolo, enologo, chef. Si destreggia nelle tre arti dalla sua ‘Puledra’, azienda vitivinicola e agriturismo concepito per la ristorazione. Dal cortile di questo, situato a mezza costa sulla collina di San Giorgio Monferrato, si domina l’ampia vallata che si apre verso Casale. Un poco più in alto c’è la cascina, ed i vigneti, quattro ettari di estensione aziendale totalmente vitati. La storia di Sergio è accompagnata dal vino fin dall’inizio. Il padre, Gaetano, gestiva infatti un commercio di vino nella città di Casale Monferrato. Fu di Gaetano l’idea di evolvere la professione di commerciante in quella di produttore, acquistando una piccola cascina a San Giorgio. Abbastanza scontato dunque che Sergio rimanesse nel filone paterno, e così per dare consistenza alla professione frequentò la Scuola Enologica di Alba, fucina di grandi wine maker. A metà degli anni ’80 prese le redini dell’azienda; una fase che lo ha visto impegnato ad ampliare la superficie aziendale, ma anche orientato ad espandere l’azienda verso l’attività agrituristica, sbocciata proprio in quegli anni.
Nasce La Puledra, azienda vitivinicola ed agrituristica. Nome bizzarro, perché? “Mi sono sempre piaciuti gli animali, ed i cavalli in particolare. Ne ho avuti, ma ora ho lasciato perdere. La passione però mi è rimasta e nel mio agriturismo gli ospiti posso ammirare un asino, una capra, le oche. Del resto gli animali da sempre sono una componente importante dell’azienda agricola ed è giusto che questo corollario rimanga” racconta Sergio per spiegare la sua filosofia. Raccontando di sé, alza il velo su un’altra sua grande passione: la cucina. “Da sempre sono affascinato dai fornelli. Mi piace cucinare e mi piacciono i piatti della nostra tradizione. Il mio piatto forte sono gli gnocchi di patate, ma in genere tutti i primi. Faccio volentieri anche agnolotti e tagliolini. Da me si trovano anche le carni del territorio, del resto siamo in una zona dove la materia prima molto buona è veramente sotto casa”. Per il vino la Puledra è un’azienda realmente a circuito chiuso, tant’è che le circa sette mila bottiglie ricavate dai quattro ettari di vigneto, sono consumate tutte in agriturismo”. Ai tavoli de La Puledra, dove ad aiutare Sergio c’è la moglie Gleydis, ci si può sedere dal giovedì alla domenica sera, nel giorno di festa anche a pranzo. “Al momento non ho intenzione di ampliare la parte agricola – racconta Sergio Santoro – vorrebbe dire andare su superfici che mi metterebbero in difficoltà rispetto ad una gestione che amo mantenere ad una dimensione tale da potermene occupare direttamente”. La vendita del vino in azienda ammortizza di molto le tensioni di mercato, e Santoro ne è consapevole. “Ho molti amici produttori e sento le difficoltà del momento. Vendere vino è sempre più complicato, secondo me perché il consumatore sta perdendo la cultura di questa bevanda. La concorrenza è altissima e non solo quella tra vini e tra territori, ma anche tra bevande alternative”. È innegabile che un prodotto naturale come il vino viene messo in competizione con alternative proposte dall’industria, notoriamente molto strutturata nel catturare nuove fette di mercato, e ne subisce una concorrenza penalizzante. “Anche in agriturismo – conferma Sergio – il consumo è dimezzato rispetto ad esempio, al decennio scorso”. Il mercato e le sue dinamiche realisticamente non controllabili, sono quindi una minaccia per il futuro. L’altra sponda delle preoccupazioni riguarda una burocrazia pesantissima, e questo tema accomuna Santoro a tanti altri suoi colleghi. Con più di una quarantina di vendemmie dietro le spalle, cosa può dire di aver imparato il nostro vignaiolo? “Le vendemmie sono migliorate tantissimo, perché le annate e le condizioni climatiche sono migliorate. È chiaro che la siccità dei due anni precedenti sono un fatto anomalo a cui non siamo abituati e se si ripresenteranno daranno problemi all’opposto. Però ricordiamoci le vendemmie degli anni ’80, con uve di scarsissima qualità perché figlie di annate piovosissime. Da un bel po’ di anni portiamo in cantina un prodotto decisamente migliore da cui si ottiene qualcosa di veramente eccezionale”. E questo è uno spunto di ottimismo che consente di guardare avanti con fiducia. Sergio Santoro da qui a dieci anni vede l’arrivo in azienda del figlio Alessandro a cui lasciare il timone. “Se devo immaginarmi il futuro della mia azienda, la vedo in piena espansione, perché l’apporto di energia e voglia di fare di Alessandro ci porterà in questa direzione”.
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