Savino Tondo è un imprenditore. La sua carriera è targata Milano, nell’azienda di famiglia. Oggi è manager ai vertici di un gruppo industriale internazionale con partecipazione cinese, nel settore dei sistemi di sollevamento, con stabilimenti produttivi in Europa, Cina, Stati Uniti e mercati a livello globale. Però, la parte di storia della sua vita che ci interessa in questo momento non c’entra nulla con gli ascensori bensì è connessa al vino e al fatto che oggi guida uno dei marchi storici in Monferrato identificato nella doc Grignolino: Liedholm. Quella che fu la tenuta ed il buen retiro di Niels, il ‘Barone’; fortissimo centrocampista del Milan negli anni ‘50 e successivamente quotatissimo allenatore, il quale, assieme ai connazionali Gren e Nordhal, formò il trio svedese GreNoLi che fece impazzire i tifosi (a cui oggi l’azienda dedica un Monferrato Bianco). Ciò che fa piacere raccontare è la sua passione per il vino e la nobile arte di produrlo, dalla vigna al bicchiere, nonché la metamorfosi nel tempo che lo ha portato a modificare il modo di relazionarsi con questo mondo, e il modo delicato ed intelligente di approcciarlo. Anzi, di permearlo, al punto di essere portato al Cda del Consorzio Vini del Monferrato per acclamazione. Quando e perché Savino Tondo è diventato un attore del vino? “L’atto di acquisto di questa azienda data luglio 2015. Per la verità sono stati i miei soci cinesi a volere fortemente la proprietà di un’azienda vinicola, perché in Cina questo fa status. Loro pensavano alla Toscana. Io ho dirottato la scelta su Villa Boemia perché logisticamente ad appena un’ora d’auto dalle nostre fabbriche lombarde. E la logistica è importante. Vedevo questo investimento come complementare al nostro impegno industriale, e di fatto è così. Accogliamo i nostri clienti in fabbrica, poi li portiamo in questo luogo incantevole, passeggiata in vigna, in cantina, degustazione, cena gourmet e ospitalità in Villa”. Bingo.
Accoglienza che trasforma il cliente in fan così come per un tifoso lo era il ‘Barone’ Liedholm. C’è di più; oltre la visione tattica anche quella strategica. “Abbiamo valorizzato un pezzetto d’Italia con capitali stranieri. Fermare l’internazionalizzazione è come arrestare l’acqua con le mani. L’importante è che questi capitali stranieri vengano guidati da italianità vera”. L’approccio iniziale alla nuova azienda ha avuto, come ovvio, un taglio fortemente e prettamente manageriale. “I miei esordi sono stati di grande attenzione agli ettolitri ed al fatturato. Avevamo una forte presenza in Esselunga con oltre 35 mila bottiglie, e 20 mila le spedivamo in Cina. Dati a tutt’oggi confermati”. Passano gli anni, la passione matura finché nel 2020 esplode nella sua pienezza. “Da quel momento ho iniziato a guardare la vigna con più attenzione. Ho compreso la necessità di risistemarla e l’importanza dei lavori fatti bene. Ho seguito e sto seguendo questa parte con l’aiuto di un agronomo e ovviamente di un enologo per la cantina. E ho maturato il concetto del custode temporaneo. Noi uomini abbiamo l’onore e l’onere di mantenere e migliorare ciò che ci è stato dato in custodia. La proprietà è relativa se non sei un buon custode”. Un Savino più contadino, insomma. Da apprezzare assai questo stile di approccio al lavoro agricolo con il rispetto dovuto, totalmente all’opposto di non infrequenti atteggiamenti di superiorità verso la più antica attività dell’umanità, considerata la più semplice perché alla base dell’evoluzione imprenditoriale. È evidente che le contaminazioni con il mondo manageriale di provenienza non possono non evidenziarsi. Ad esempio la necessità di sviluppare il concetto di identità. “Il Grignolino deve diventare l’eccellenza che identifica sempre di più questa azienda, che peraltro era già identificata con questo vino, e anche il territorio. L’identità ti fa emergere. Noi puntiamo ad esempio molto sul premio Liedholm (che ogni anno premia personaggi dello sport) che da lustro al nostro brand, ma crea ricaduta sul territorio sollevando molto interesse tra gli stakeholder”. Quasi dieci vendemmie, cosa hanno insegnato? “A parte l’ovvia considerazione che non ce n’è una uguale alle altre, ma ho capito il tremolio che ti prende ogni anno al momento della raccolta. Anche la vendemmia è per noi il momento di portare qui persone da tutto il mondo per fare un’esperienza unica con la raccolta”. Qual è la minaccia più incombente? “Il clima. È un fattore di rischio incontrollabile. Le regole? Quelle ci vogliono. Ecco, magari sono troppe, e dovrebbero cambiare con maggiore velocità per stare al passo con il mercato”. Come vede la sua azienda fra dieci anni? “Migliore sotto il profilo qualitativo, e maggiormente distribuiti in una pluralità di canali commerciali”.
Visite E Degustazioni: esclusivamente previa prenotazione
Estensione Aziendale: 10 ettari di cui 8 coltivati a Grignolino. Vigne collocate nei comuni di Cuccaro e Fubine. Età geologica: sabbie astiane.
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