Alla Cascina Africa di Frassinello Monferrato si produce vino da sempre. Oggi Roberto Mordiglia ha raccolto il testimone di una lunga tradizione famigliare, portata avanti nell’ultimo secolo di padre in figlio, a partire da Sebastiano Mordiglia, che qui decise di impiantare la propria azienda. I mediatori di uve sapevano che su questa collina, come su quelle attorno, ricca di terreno bianco calcareo, con una eccellente esposizione al sole, alcune varietà davano il meglio, ed il Grignolino era uno di questi. “Il grignolino ha sempre avuto una buona richiesta da parte dei nostri clienti, che sono perlopiù privati, ma da qualche anno a questa parte se ne parla molto di più e questo fa sicuramente del bene dal punto di vista della vendita” analizza Roberto Mordiglia, e poi aggiunge. “Cosa ha anche aiutato, a mio modo di vedere, sono le diverse vinificazioni che si fanno rispetto al passato. L’uso del legno, la spumantizzazione, sono stati passaggi fondamentali divulgare l’apprezzamento di questo vino ed ampliare il numero di palati a cui piace”. L’altro cavallo di battaglia dell’azienda è la Barbera, connotando l’azienda Mordiglia nel modello più classico delle vitivinicole monferrine. “Sulla Barbera è stato detto tutto. È un vino che piace sempre tanto. È il nostro vino principe. Ecco oggi è cambiato il modo di berla, ossia più invecchiata di un tempo”.
Roberto, che è anche affiancato dalla mamma Anna Maria (colonna dell’azienda, prima al fianco del marito ora del figlio) supera la trentina di vendemmie fatte da protagonista, anche se fin dall’infanzia ha respirato in casa il clima dell’imprevedibilità del mestiere contadino. “Cosa mi hanno insegnato le mie vendemmie? Prima di tutto quello che credo abbia insegnato ogni annata ad ogni contadino: che il nostro padrone è il clima, che condiziona il nostro lavoro e quindi la nostra vita. È chiaro che nel giro di pochi decenni sono cambiate molte tecniche di coltivazione della vite percorrendo la strada della riduzione della produzione in favore di una maggiore qualità”. Quali minacce vede sul settore per gli anni a venire? “Le più immediate sono i patogeni della vite, e mi riferisco a flavescenza e mal dell’esca; le viti muoiono, con danno economico per le sostituzioni e tanto lavoro su piante non fruttifere. Il cambiamento climatico lo avvertiamo a tratti. La lunga siccità è stata preoccupante, quest’anno ce la siamo quasi dimenticata perché abbiamo dovuto lottare con la pioggia; sono fenomeni che percepisci meno nell’immediato. E poi mi preoccupa la burocrazia, pesante, nonostante l’aiuto delle nostre associazioni di categoria”. Come vede la sua azienda tra dieci anni? “Il vino ha preso una bella strada, non si beve quasi più per alimentarsi ma per darsi piacere. Possiamo dire che è una moda. Ecco questo è un aspetto che un po’ mi preoccupa, perché le mode passano, speriamo invece che nel caso del vino duri nel tempo. Per questa ragione mi piace coccolare i clienti che ancora hanno un consumo quotidiano, perché è la continuità che crea valore, rende solidi i rapporti e conferisce sicurezza per andare avanti”. Lasciamo per la fine una chicca curiosa, simpatica ed interessante riguardo io nome di questa cascina. Perché si chiama cascina Africa? È dovuto alla totale esposizione solare di questo cocuzzolo, baciato dai raggi dal mattino presto alla sera tardi. Spiega Roberto, “furono i muratori che costruirono la casa verso la fine dell’ottocento a battezzarla così”. Sole e caldo faceva esclamare loro ‘sembra di essere in Africa’. L’esclamazione a lungo ripetuta, si è consolidata fino a diventare toponimo per la cascina.
Degustazioni e Visite, esclusivamente previa prenotazione.
Superficie Aziendale: 5 ettari coltivati a vite, collocati nel comune di Frassinello. Altri terreni coltivati a cereali e foraggi.
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