“Siamo viticoltori su questa collina dal 1922, ma i nostri avi provenivano da Neive, e si erano spostati qui perché nel ‘800 la geografia viticola piemontese era molto diversa da quella di oggi; le vigne erano qui e non nelle Langhe”. Mauro e Franco Angelini non fanno mistero del loro orgoglio di appartenenza ad una élite ben precisa e definita: quella dei vigneron storici del territorio monferrino. Mauro e Franco, gemelli non ancora quarantenni, saldamente alla guida dell’azienda vitivinicola di famiglia. Specializzati nei compiti, Mauro vigna e cantina, Franco commercializzazione e comunicazione. Alle loro spalle il padre Paolo, attento ma distante quel tanto che basta per lasciare ai figli lo spazio di sbagliare, recuperare, crescere in autonomia. Scelta intelligente. La storia del brand Angelini si dipana per un secolo, partendo da Paolo, il bisnonno, con la sua piccola cascina a poche centinaia di metri dalla sede attuale. Azienda promiscua come tutte a quei tempi: vigna e seminativi. Dopo il secondo conflitto bellico l’azienda si amplia per dedicarsi di più alla vinificazione. A metà anni ’70 del ‘900 gli Angelini si spostano all’attuale Cascina Cairo dove costruiscono una grande cantina capace di ospitare mille quintali di uva in vinificazione, mentre la superficie sale a 15 ettari vitati. Nel 1995 entra in gioco la terza generazione con il secondo Paolo, che amplia la superficie a 30 ettari, ristruttura i vigneti e pone le basi per lo sviluppo del terzo millennio, quando scende in campo Mauro (2005) che dà impulso ad una trasformazione tecnologica della cantina. Nel 2015 scende in campo anche Franco. Nel 2016 si aggiungono nuovi 10 ettari e nel 2018 viene inaugurato uno shop nuovo di pacca tra le vigne, un edificio in bioedilizia a fianco dello stradone che congiunge casalese con astigiano.
Una svolta di successo. “E’ un successo nostro, è vero, ma è pure una cartolina per il territorio. Onestamente noi speriamo che ne aprano altri in modo da costituire una massa critica territoriale. Nei luoghi del vino di successo, in pochi metri vi sono più posti dove degustare, conoscere, acquistare. Innegabile che questo affollamento sia chiave di sviluppo”. Lungimiranza? Sì. Che svela anche una abitudine ad uscire dalla propria area di comfort, a viaggiare per il mondo, ad incontrare culture diverse con cui confrontarsi. Nel dipanarsi della discussione emergono alcune tirate d’orecchi al territorio casalese. La prima, un concetto semplice ma complesso allo stesso tempo: “la collaborazione tra tutti è importante, da soli non si fa massa critica”. La seconda, il coraggio di affrontare scelte strategiche improcrastinabili: “Il cambiamento c’è ma è ancora lento rispetto alla velocità a cui viaggia il resto del mondo. La responsabilità di ciò è nel cambio generazionale non ancora avvenuto integralmente. Spesso la penultima generazione ha timore nel lasciare carta bianca all’ultima. In questo modo i giovani accumulano ansie, paranoie, preoccupazioni inutili che frenano lo sviluppo”. La terza, riguarda la consapevolezza, non ancora matura a dispetto delle parole spese nei training autogeni del tipo ‘non abbiamo niente da invidiare a…’. “E’ ancora carente la convinzione del potenziale esprimibile dal nostro territorio, che è la carta per l’emersione dei singoli in un mercato difficile come quello del vino. Nel mondo il Monferrato è ancora un perfetto sconosciuto. Però dobbiamo sapere che siamo in possesso di plus per far impazzire i visitatori, qualità, piacevolezza, storia, ambiente ancora autentico grazie alle nostre vigne e i nostri boschi, tranquillità. Dobbiamo saper trasmettere la passione del nostro lavoro. E poi siamo geograficamente al centro di tutto; ad un’ora di auto da tutti i luoghi più conosciuti al mondo”. Per far capire il proprio lavoro i fratelli Angelini hanno lanciato i tour tra le vigne con la auto fuoristrada Buggy. Un altro boom di successo. Per concludere le due domande comune a tutti i nostri vignaioli. Quali le minacce più temute per il futuro? “Le malattie della vite, flavescenza e mal dell’esca, che decimano i vigneti in pochi anni. Anche il cambiamento climatico è una minaccia, ma si può combattere cambiando i metodi di lavoro in vigna, anche se non è semplice”. Come vedete la vostra azienda fra dieci anni? “La vediamo più ampia di adesso, magari con terreni in altri territori. Ci piace sognare di diventare tra le aziende leader della nostra area”.
Visite e Degustazioni: possibili in tutti i giorni della settimana dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19,30, con prenotazione gradita
Estensione Aziendale: 40 ettari vitati, totalmente collocati nel comune di Ozzano. Età geologica Pietra da Cantone, Miocene 15 milioni di anni; sabbie 15 milioni di anni; terreni argillosi 12 milioni di anni, Formazioni di Cardona.
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