Lo sguardo inteso di Tina Sbarato trasmette tutta la passione per il lavoro che svolge quotidianamente. Semplificando molto potremmo definirla una donna del vino, nel senso che guida in prima persona l’azienda vitivinicola di famiglia ereditata dal padre. Ma con una analisi più ampia si comprende con immediatezza il suo legame col territorio in cui è nata e lavora. Lo si evince, ad esempio, tra molti dettagli della sua narrazione, dall’orgoglio per le due Doc nelle quali si identifica il brand Sbarato Vini: Rubino di Cantavenna e Gabiano. Due Doc che definire autoctone risulta limitativo, visto che insistendo entrambe esclusivamente sul comune di Gabiano, e una in particolare, il Rubino, su una frazione del comune stesso, vanno considerate super locali. Anzi super localizzate. La sua perseveranza le sta divulgando tra un nuovo pubblico di amanti del vino che arriva sulle colline monferrine con un flusso turistico vigoroso e curioso di scoprire i segreti piacevoli di queste terre da esplorare. “Ovviamente Gabiano e Rubino sono poco conosciuti – spiega Tina Sbarato – anche per una ragione molto semplice, siamo pochissimi produttori, 2 per il Gabiano, 5 per il Rubino, quindi il numero di bottiglie in circolazione è molto contenuto. Di conseguenza godono di poca comunicazione. Però quando i visitatori arrivano in cantina, e li assaggiano, e vengono spiegati, per loro si apre un mondo. Il turista che arriva in cantina è colto e curioso, vuole capire il perché le cose sono fatte in un certo modo”. Per chi non fosse al corrente le due doc sono blend di uve tipiche del territorio: Barbera, Freisa e Grignolino. Nel Rubino devono essere presenti tutte e tre con dominanza Barbera al 70%; nel Gabiano, Barbera al 90% e poi Freisa o Grignolino. Tina Sbarato ha avuto l’imprinting su queste due doc ereditandole dal papà Pepito, fondatore di un’azienda vitivinicola moderna – inteso come produzione e vendita – nei primi anni ’60 del ‘900, e divenuto nei decenni uno dei marchi attori del panorama vinicolo monferrino. La storia degli Sbarato su questo cucuzzolo collocato geograficamente appena fuori l’abitato della frazione di Cantavenna, dal quale si domina a 360 gradi dalla pianura vercellese a tutta la Valcerrina, inizia tra i due eventi bellici mondiali. Inizia quando i nonni di Tina, giovani sposi, salgono sul bastimento diretto in Argentina per cercare “La Merica”. Dopo qualche anno di fatica e sudore, raggranellato un gruzzolo sufficiente per costruire un sogno, tornano a casa in Valcerrina per acquistare questa cascina chiamata Bricco del Prete poiché era la casa del Parroco di Cantavenna. Il vento distruttivo della seconda guerra mondiale porta tragedie anche in questo posto remoto, ma gli Sbarato restano ancorati alla loro terra e alle loro vigne. “Sono testimone di una grande trasformazione del mondo agricolo e vinicolo – narra Tina – un arco temporale che potrei riassumere in uno slogan: dalla zolla alla tecnologia. Ho visto il lavoro duro dei miei genitori, il sudore sotto il sole usando la vanga e la zappa. Ci sono odori, come quello del gasolio del trattore che mi fanno tornare in mente tanti ricordi di un mondo scomparso. Oggi mi trovo a confrontarmi con mio figlio Andrea, un trentenne con laurea in enologia e viticoltura, consulente in molte cantine, che ha portato nella nostra innovazione, nuova cultura sulle lavorazioni, con le quali a volte vivo un normale contrasto generazionale”. Guardiamo al futuro, cosa teme Tina Sbarato dagli anni che verranno? “La burocrazia per me è la minaccia più incombente. Pensiamo solo a questa folle proposta di voler far applicare sulle bottiglie un’etichetta che rappresenta il rischio per la salute. Frasi o immagini come quelle applicate sulle scatole di sigarette. Questo vuol dire uccidere tutta la comunicazione del vino che in una etichetta racconta anche il produttore e la poesia del suo lavoro”. Ragionamento di repulsa verso una forzatura normativa, giustificato da un approccio salutista al vino di casa Sbarato citato sulle proprie etichette “vinum dei, ebrietas opus diaboli est” il vino è opera di Dio l’ubriachezza del diavolo, che è già un inno al consumo consapevole e moderato. E quindi, fra dieci anni, come vede Tina Sbarato la sua azienda? “Il sogno mio e di mio figlio è di vederla con una gamma ridotta solo a Gabiano e Rubino, perché ciò vorrebbe dire che la nostra battaglia, che è stata dura, almeno per quanto mi riguarda, di tre generazioni per queste due doc è stata vinta con grande successo”.
Visite e degustazioni: orari 8-12; 14-18, tutti i giorni compresi festivi. Preferita prenotazione.
Estensione aziendale: 5 ettari interamente nel comune di Gabiano. Età geologica: Langhiano, Burdigaliano Superiore.
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