Val la pena varcare il portone di Silvio Morando per incontrare un mondo quasi fiabesco di narrazioni che rappresentano il succo di un universo contadino autenticamente monferrino. Nel raccontare sè stesso, e il secolo e mezzo di storia della sua azienda e della sua famiglia, Silvio ti fa calare in quel modo di essere che era dei contadini tutto d’un pezzo di un tempo. Oggi l’azienda conta 13 ettari a vigna, totalmente biologici, ed uno ad uliveto. Un 40 mila bottiglie vendute prevalentemente all’estero, e con ampia fetta di questa quota di export prevalentemente in Francia, ossia in casa del primo concorrente: complimenti! “E’ più facile che da altre parti – spiega – perché lì c’è cultura del vino”. È importante anche la vendita di sfuso, che non guasta, e lo dico conscio di far inorridire i puristi. Ma vino sfuso significa consumo quotidiano e casalingo, ossia controcorrente rispetto i trend alla moda, della bottiglia, della mezza bottiglia, consumata perlopiù al ristorante sottolineando una certa sapienza enologica . Il vino quotidiano è l’anti crisi per eccellenza. Infine, per completare l’azienda, c’è un agriturismo con 5 stanze.
Ci sono quindi tutti gli elementi per assaporare, varcando quel portone, un gusto di terroir trasmesso da un’azienda guidata con sapienza da Silvio, dalla moglie Tiziana e dall’intero nucleo familiare. E i vini? Sono così ruspanti, nel senso di poco ruffiani, da far capire il più autentico Monferrato enologico. Del resto Silvio proviene da studi alla Scuola Enologica di Alba, e quindi i vini se li fa come piacciono a lui. E non ne fa mistero. “Sono un tradizionalista, e i vini fighetti non li faccio. Faccio macerazioni come una volta, con i tempi giusti. Sul Grignolino uso il grappolo intero per portare i tannini del raspo che trovo diano personalità. Non uso la barrique ma solo botti di legno grandi. Insomma faccio i vini che piacciono a me, prima di tutto”, e considerate le 40 mila bottiglie vendute possiamo dire che piacciono anche agli altri. Tra le sue etichette svetta quel Grignolino ‘Anarchico’ che ha tutta una sua storia da raccontare. Il nome lo deve, non come sarebbe facile pensare alla definizione data al Grignolino da Gino Veronelli, bensì dalla provenienza dell’uva da un’unica vigna piantata nel 1939 da un altro Silvio Morando, classe 1888, fratello del nonno, un anarchico di fede politica, che nel 1936 con altri 4500 connazionali andò a combattere la Guerra di Spagna tra le fila delle Brigate Internazionali. Al rientro, nel ’39 appunto, piantò questa vigna. “Mio zio era un grande e convinto grignolinista, forse da lui ho imparato ad amare questo vino”. Ovviamente apprezza questo buon momento del Grignolino, pur, anche in questo caso, rifuggendo le mode. “Occorre non perdere di vista il motto coniato degli antenati: ‘pane di due giorni, Grignolino di due anni, ragazza di vent’anni’. Un modo per sottolineare che il Grignolino non va bevuto troppo giovane, ma neppure troppo vecchio per apprezzarne appieno la freschezza”. Respirando l’aria anarchica della sua famiglia, Silvio patisce le restrizioni tant’è che nel 1980 da neo diplomato enologo e con in tasca un posto all’Assessorato Regionale all’Agricoltura ottenuto con concorso pubblico, ha impiegato solo 9 giorni per capire che la sua vita non poteva essere in un ufficio a Torino, bensì tra i filari a Vignale. “Quando mi sono licenziato, mio padre mi voleva uccidere” dice ridendo di felicità per la scelta allora fatta. Saper fare scelte radicali non è da tutti. E mentre la nostra chiacchierata va avanti salta fuori un episodio fantastico che ha come protagonista il nonno Cesare, classe 1898; a proposito di scelte drastiche. “Un anno i prezzi del vino erano molto bassi, ed il solito mediatore lombardo che veniva a Vignale verso Natale per comprare i vini en primeur offriva veramente troppo poco. Mio nonno e la sua squadra di amici, ex combattenti della grande guerra, cacciatori e robustissimi mangiatori e bevitori, presero una decisione drastica: se non ce lo pagano questo vino ce lo beviamo. In un inverno si bevvero più di 25 brente di vino. A primavera quando il mediatore tornò convinto di averli presi per sfinimento, il vino non c’era più”. Cosa ti fa più paura del futuro Silvio, il nutriscore o il cambiamento climatico? “Queste folli regole che pensano a Bruxelles sono lacci e lacciuoli di un protezionismo stupido che si supera pagando consulenze burocratiche, ma il cambiamento climatico fa paura, perché quello c’è e lo tocchiamo con mano anno dopo anno”.
Degustazioni e Visite da concordare esclusivamente su appuntamento
Superficie Aziendale: 14 ettari, di cui 13 vitati e 1 ad oliveto. Tutti sul comune di Vignale.
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