Poteva andare in un modo molto diverso per Paolo Angelino. Studi di Economia ed Antropologia ed un avvio di carriera nella Milano da bere. Poi, anche per lui come per molti dei nostri personaggi del vino, la svolta arrivata inaspettata e radicale. Accadde in concomitanza con la morte del padre, Renzo, avvenuta nel 1995. Papà che lascia ai due figli un’azienda agricola ben lanciata, e figli che decidono di raccogliere la sfida. Lasciata alle spalle la metropoli si buttano tra i filari che conoscono bene per essere nati vignaioli. Passano un po’ di anni e i fratelli scelgono di seguire strade diverse, cosicché Paolo, con la moglie Paola che però continua ad esercitare la professione di architetto, rileva la cantina di famiglia, un po’ di terreni degli avi, raggranella altre vigne in affitto, e si inerpica in solitaria. “La prima esigenza è stata quella di accantonare le conoscenze empiriche in favore di una formazione più specifica in viticoltura ed enologia, pertanto ho frequentato corsi specialistici”, spiega Paolo descrivendo i suoi primi passi da Vignaiolo solitario. Il tempo matura altre scelte, ad esempio nel 2010 inizia una conversione al biologico dell’intera superficie aziendale, perseguendo l’idea che meno si interviene in vigna ed in cantina e più è salvaguardata l’espressione tipica del vino del territorio. Concetto che trova riscontri e nuove conferme da un incontro avvenuto nel 2012 quando Paolo, in Francia, per la prima volta conosce il vino naturale.
Su quali temi verte questa filosofia produttiva? “Il rispetto del prodotto portato in cantina operando la minor invasività possibile” chiarisce Paolo, che aggiunge “attenzione però, sono in molti coloro che improvvisano, poco intervento umano significa rispetto del prodotto, non di certo trascuratezza, del tipo buttare l’uva in vasca e dimenticarsene l’esistenza. Assaggio vini naturali tre, quattro mesi dopo la vendemmia. Imbevibili”. Da qui la ragione per cui i produttori naturali veramente convinti hanno dato vita ad una associazione, chiamata VAN, ossia Vignaioli Artigiani Naturali, in cui Paolo ha ruoli direttivi, che si è data regole stringenti a cui gli associati si attengono sulla base di un rapporto fiduciario. Patto tra galantuomini, nella consapevolezza che sgarrare significa dare danno anche agli altri. “C’è reciproca stima e fiducia tra i produttori stessi, nonché tra i produttori ed i clienti, tutto basato sulla conoscenza diretta del vignaiolo”. È un mondo affascinante di parole d’ordine come ‘zero lieviti’, ‘zero chiarifiche’, ‘soloforosa bassa’ che dall’altra parte deve trovare un consumatore consapevole della fatica e dei rischi di portare l’uva ad essere bevanda in un bicchiere. A distanza di trent’anni dalla decisione di essere vignaiolo a tempo pieno, Paolo Angelino, si dice molto soddisfatto delle scelte fatte; vende circa venti mila bottiglie all’anno con un export attestato a circa l’80%. Non solo, vende uve anche in Francia, ovviamente sempre nel circuito del naturale. Barbera, Grignolino, Freisa ed un Monferrato Rosso a base di Pinot Nero, sono i suoi cavalli di battaglia con i quali contrastare la minaccia della regressione generale dei consumi. “Chi beve regolarmente vino siamo noi boomer, i giovani sono molto meno fedeli. Ma c’è anche l’aspetto salutistico che contribuisce in modo serio al taglio dei consumi. Cos’è venuto a mancare è il consumo quotidiano, quella regolarità che dava garanzie. Ma pur vedendo un bel rischio nel mercato, ho appena costruito una cantina nuova. Guardo avanti con ottimismo, sperando che i miei figli si appassionino all’azienda come feci io”.
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