In casa Zanello a San Martino di Rosignano c’è tanta storia famigliare da ascoltare; di contadini che nei decenni hanno saputo gestire con profitto e far crescere la loro azienda agricola, e di un farmacista che non solo non ha voluto tagliare le radici con il mondo da cui proviene, ma anzi, ha rilanciato quello che i suoi avi gli hanno trasmesso. La saga famigliare inizia a metà del 1800, ma l’impulso forte è arrivato nella prima metà del ‘900 con Angiulin Zanello, e successivamente proseguito dal figlio Pietro che è stato traghettatore tra una modalità atavica di fare agricoltura ed uno stile moderno dove a farla da padrona era già la meccanizzazione. L’ultimo successore in linea diretta è Paolo Zanello, coinvolto in agricoltura come ogni adolescente o giovane cresciuto in una famiglia contadina, ma con la voglia di perseguire una strada alternativa. Laureatosi in farmacia è emigrato, non lontano, ma abbastanza per dare il segnale che la tradizione rurale familiare dopo oltre un secolo avrebbe potuto anche interrompersi. Così non è stato, perché Paolo è legato alla sua terra da una sorta di cordone ombelicale, ed al posto di cancellare il lavoro di genitori, nonni e trisavoli ha rilanciato.
Oggi l’azienda Zanello è diversificata al cento per cento. Otto ettari di vigneto, uliveti, una quarantina di seminativi, agriturismo con ristorazione e camere; oltre, naturalmente, l’accoglienza in cantina per valorizzare le proprie produzioni e le Doc locali. Paolo Zanello gestisce sì con collaboratori, ma attraverso uno stringente controllo esercitato dalle sue farmacie in provincia di Savona. “Per me è una questione di orgoglio personale ed in contemporanea di passione – racconta di sé e di come è arrivato a questa articolazione aziendale – avevo un caseggiato impostato per farci vivere una trentina di persone, ho ritenuto doveroso dare un senso a questo patrimonio. Man mano che la nuova impostazione aziendale prendeva forma mi è cresciuto il piacere di regalare alle persone interessate la possibilità di vivere in diretta cosa accade in una casa di campagna”. Il piacere di onorare il sentirsi contadini è derivazione di una cultura che assimili se vivi questo ambiente fin dalle fasce. E te lo porti per la vita intera. Paolo Zanello non è esente da questo. “Il complimento più bello che ho ricevuto in vita mia è arrivato in epoca di pandemia, quando facevo giorno e notte i tamponi in farmacia. Ed è stato: ‘solo un contadino poteva fare quello che hai fatto’. In queste poche parole c’è la sintesi, l’intero significato, di un modo di essere di una persona. Il senso del sacrificio come dovere e anche come piacere”. Un concetto forte, per il quale oggi si usa il termine resilienza, traducibile in un modo di essere in cui la fatica non è un ostacolo a cui sottrarsi bensì il viatico per giungere ad un risultato ed una soddisfazione. Nel momento in cui prese in mano la situazione, la parte commerciale era un po’ disastrata. La clientela di papà Pietro, prevalentemente acquirente lo sfuso, non c’era più, e anche di vigne ne erano rimaste poche. Così dopo il 2005 Paolo ha ricominciato a piantare, iniziando a vinificare in proprio una decina d’anni dopo. A quel punto scoprì che le sue licenze di farmacista gli consentono di vendere vino in negozio; un successo “Nel savonese non ci sono vigneti, e le persone si orientano verso le Langhe per rifornirsi di vino. Trovarlo in farmacia, oltre la novità è una comodità”. Dalla cantina escono circa quindici mila bottiglie ogni anno, su un ventaglio di doc espressione di tutto quanto il territorio può dare. In etichetta poi il riconoscimento di quanto fatto dagli avi, da ‘Per Pietro’ per il Grignolino del Monferrato casalese, ad ‘Angiulin’ una Barbera d’Asti Superiore e potente. Poi cresce l’idea della struttura ricettiva anche come canale per dare sfogo alla commercializzazione enoica. Chiacchieriamo di vino e di mode e arriviamo a parlare di quella che vuole il vino rischioso per l’alcol contenuto. E qui è l’uomo di scienza a parlare (gli ricordo che furono i farmacisti ad inventare i vini aromatizzati, e lui sta già pensando di farne uno). “Oggi si tenta la strada dei vini senza alcol, questo non è più vino ma succo d’uva con buon potere nutrizionale. Io più che dell’alcol mi preoccuperei dei conservanti, un vino genuino senza additivi ma con alcol è sicuramente meglio per la salute, e poi, siccome il vino è convivialità il poco alcol nel vino aiuta lo spirito”. I rischi per la viticoltura albergano altrove, dice “La riflessione che faccio è il forte peggioramento della remunerazione dei prodotti. Fare l’agricoltore richiede spirito da eroe perché sono tutti contro, soprattutto il mercato. Per un giovane che voglia vivere e far vivere la propria famiglia è difficilissimo tranne che sfondi con un successo commerciale fuori dal comune. A questi temi dovrebbero badare lo Stato e l’Europa”. Cosa accadrà nel prossimo decennio in casa Zanello? “Lavoreremo ancora sulla nostra clientela, per la parte ricettiva e quelle enologica, è chiaro che i cambiamenti in atto, da quello climatico a quello di mercato ci influenzeranno. Saremo costretti ad adattarci”.
Degustazioni e visite con prenotazione: tutti i giorni dalle 15 alle 17, sabato e festivi dalle 11 alle 17
Offerta aziendale: agriturismo con ristorante, camere, visite alla cantina storica con infernot
Estensione aziendale: 42 ettari nel comune di Rosignano di cui 8 a vigneto e 250 piante di ulivo
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