La nostra pietra, ricavata in blocchi dalla coltivazione di cave oggi non più attive, è certamente un pregiato materiale da costruzione, ma è anche componente fondamentale del “terroir” in cui le viti affondano le loro radici, conferendo ai vini alcuni tratti assolutamente riconoscibili.
Poi il vino, quello buono, andava conservato adeguatamente. E dove meglio che negli infernot, scavati sempre nella Pietra da Cantoni?
Gli infernot sono veri e propri tesori da scoprire.
Piccole camere prive di luce naturale e areazione, scavate durante il periodo invernale dai nostri agricoltori (spesso aiutati da artisti cavatori), dove clima e umidità sono costanti, condizioni perfette per la conservazione del vino.
Entrando in un infernot, si rimane stupiti dalla maestria con la quale sono stati ricavati tavoli, vani e ripiani per poggiare le bottiglie e poi simboli e figure, opere geniali della cultura rurale.
Proprio quest’anno, ricorre il decennale del riconoscimento UNESCO de “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe, Roero e Monferrato”, sito seriale di cui il nostro territorio fa parte come componente denominata “Il Monferrato degli Infernot”.
L’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, grazie soprattutto al prezioso lavoro di professori e studenti dell’Istituto Leardi, ha avuto un ruolo importante nella preparazione per la presentazione della candidatura.
Ha censito e catalogato un notevole numero di infernot presenti in diversi comuni, poi raccolti in pubblicazioni che, ancora oggi, rappresentano una fonte indispensabile per scoprire e studiare questi tesori nascosti sotto la terra.
Il volume strenna de Il Monferrato aggiunge un ulteriore fondamentale tassello al racconto e alla promozione del Monferrato casalese, attraverso storie di donne e uomini che hanno creduto e credono nel valore della terra e sono i veri custodi di una tradizione che ha nel vino uno dei principali interpreti.
Quando si assaggiano i prodotti delle nostre cantine si scopre un intero territorio che, anche intorno al vino, ha modellato la propria storia.
Vini, vigneti e pietra da cantoni rappresentano quindi elementi grazie ai quali possiamo continuare a raccontarci, possiamo riscoprire le nostre tradizioni e recuperare momenti di una cultura purtroppo in parte dimenticata, ma anche capire chi siamo e chi vogliamo diventare in un futuro da progettare assieme.
Corrado Calvo
Presidente Fondazione Ecomuseo
della Pietra da Cantoni
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