la storia – la nascita della doc – il riconoscimento nazionale
E, come per tutte le storie, è importante e fondamentale per il suo racconto precisarne un inizio che noi indichiamo intorno alla metà dell’Ottocento, dal famoso e storico Congresso Agrario di Casale Monferrato del settembre del 1847 e dal monferrino Giovanni Lanza, agricoltore a tutto tondo di Roncaglia e dopo due decenni storico Presidente del Consiglio, quando presero vita e forza idee e storiche iniziative del primo Risorgimento italiano.
Lo spunto fu un proprio importante evento vinicolo ovvero il raddoppio da parte dell’Austria del dazio d’importazione dei nostri vini in Lombardia che rappresentò il “casus belli” provocando la reazione della gente monferrina e della Società Agraria fondata nel 1842, vero e proprio “centro di raccolta degli spiriti più liberi e dei partigiani delle riforme economiche e politiche”, come è stata definita dallo storico Roberto Coaloa.
Giovanni Lanza è sicuramente già passato alla storia, quella studiata sui libri di scuola, come colui che nell’occasione del 1847 lanciò tra i primi il grido di “Viva l’Italia” e come il Presidente del Consiglio dei Ministri dello Stato Sabaudo tra il 1869 ed il 1873 all’epoca della breccia di Porta Pia e del trasferimento della capitale d’Italia da Firenze a Roma. Ma, a nostro avviso ed in considerazione del fatto che la società e l’economia italiana all’epoca e nei decenni immediatamente successivi erano basati per la grandissima parte sull’agricoltura e sul suo mondo, Giovanni Lanza deve anche e forse essere soprattutto ricordato come personaggio particolarmente illuminato, un vero e proprio visionario che stimolò altri grandi visionari ad operare e non a caso proprio in Monferrato.
A chi viene a visitare il Centro di Documentazione della DOC al Castello Paleologo di Casale Monferrato, inaugurato il 18 ottobre del 2018 in occasione delle celebrazioni del centenario della scomparsa di Paolo Desana e del bicentenario della scomparsa di Giuseppe Antonio Ottavi, e soprattutto a chi si stupisce, e non sono pochi, del fatto che la DOC sia nata a Casale e nel Monferrato e non nelle Langhe o in Toscana, raccontiamo con forza ed orgoglio che il Monferrato nella seconda metà dell’Ottocento era “il Circondario più viticolo del Regno Sabaudo”, una specie di Silicon Valley dell’epoca: per questo in Monferrato su stimolo anche di personaggi come Giovanni Lanza vennero ad operare e lavorare i migliori agronomi ed esperti di agricoltura, che ricordiamolo ancora rappresentava l’80% dell’economia, non solo a livello nazionale ma internazionale come il citato Giuseppe Antonio Ottavi, uno dei padri dell’agricoltura italiana, che, originario della Corsica ( Ajaccio ), venne ad insegnare a Casale Monferrato all’Istituto Leardi a partire dai primi anni Cinquanta dell’Ottocento, inventò l’assistenza tecnica, fu antesignano della moderna agricoltura e fondò il primo giornale di agricoltura “Il Coltivatore” nel 1854, ed Arturo Marescalchi, anche lui non monferrino di origine ma proveniente dall’area del Bolognese, il padre dell’associazionismo nel mondo viticolo e rappresentante italiano a Parigi nel 1924 quando fu fondata l’O.I.V., l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, oggi non a caso con sede a Digione capitale della grande Borgogna.
Ma quest’anno è soprattutto il centenario della scomparsa del grande villanovese Federico Martinotti, Direttore della Regia Stazione Enologica di Asti dal 1901 al 1924, grande lottatore contro la contraffazione dei vini allora molto diffusa e, insieme ad Edoardo Ottavi, antesignano della lotta alla Fillossera proveniente dall’America ma soprattutto inventore nel 1895 con brevetto in Italia, Francia e Svizzera del Metodo di spumantizzazione in autoclave con cui oggi vengono prodotti la grande maggioranza dei vini spumanti esistenti sul mercato. A ci riferiamo all’Asti Spumante, al Prosecco, al Lambrusco, al Brachetto spumante, agli spumanti dell’Oltrepò Pavese, soltanto per nominare i più conosciuti e significativi che, insieme, contano più di un miliardo di bottiglie prodotte ogni anno. Con questo Metodo o procedimento di fabbricazione continua degli spumanti il Martinotti portò una vera e propria rivoluzione nella enologia avendo come finalità, pienamente raggiunte, una accelerazione delle lavorazioni dei vini, la drastica riduzione degli spazi necessari a realizzare lo stesso volume di prodotto, evitare la rottura delle bottiglie (fino al 40%), il mantenimento del profumo in funzione della più celere lavorazione e, ultima cosa ma non meno importante, una produzione dello spumante a seconda delle richieste avendo a disposizione nelle botti la massa del vino occorrente. Era giusto quindi celebrare questo grande monferrino con un evento a livello nazionale, ovvero uno spettacolo teatrale con Federico Martinotti interpretato da Giorgio Milani intervistato dalla giornalista Monica Massa ed un convegno con relatori d’eccezione tra cui il grande enologo Donato Lanati, il Direttore del Corriere Vinicolo Giulio Somma, Il Presidente del Consorzio dell’Asti Spumante Stefano Ricagno, il Direttore del Consorzio del Prosecco DOCG di Valdobbiadene Diego Tomasi e la Responsabile del CREA di Asti Antonella Bosso tutti presentati nell’ambito di Golosaria dal patron Paolo Massobrio, non a caso titolato “2024 Martinotti 100 anni di spumante” che ha avuto luogo a Casale Monferrato lo scorso 10 maggio nella prestigiosa cornice della Filarmonica: in quella occasione abbiamo avuto modo di proporre ai Consorzi di Tutela ed al Ministero dell’Agricoltura, a nome del Comitato Casale Monferrato capitale della DOC, la costituzione di un “Istituto Nazionale degli Spumanti Italiani di Qualità Metodo Martinotti” che abbia come obiettivo la valorizzazione nel mondo di questa importante tipologia di prodotto e nel contempo la valorizzazione del nostro Monferrato dove questa rivoluzionaria idea ha preso origine. Per non dire poi delle significative iniziative che nella storica ricorrenza prendono forma a Villanova Monferrato con l’intitolazione di uno spazio pubblico, un annullo filatelico ed una mostra che potrà diventare itinerante sulle opere e realizzazioni del Martinotti, certi che anche in altre città del Piemonte come Canelli, Asti ed Acqui Terme saranno realizzati altri significativi eventi.
Ma ci tengo a ricordare che nel 2013, in occasione dello storico Cinquantenario della legge sulle denominazioni di origine dei vini DOC italiani, il D.P.R. 930 del 12 luglio del 1963, iniziò a prendere forma un importante storytelling, quello definito dei “Quattro Moschettieri della DOC”, ovvero una mitica staffetta con i già citati Giuseppe Antonio Ottavi, Arturo Marescalchi, Federico Martinotti completata per l’occasione come ultimo frazionista da Paolo Desana, relatore al Senato e primo firmatario dello storico Decreto. Come è evidente il minimo comun denominatore anche di questa iniziativa, tra l’altro poi ripresa con grande diffusione da importanti siti vinicoli francesi, è nuovamente il Monferrato come terra di origine di grandi e geniali iniziative. Parlando di DOC poche ma significative informazioni e numeri: prima della legge istitutiva quindi ai primi anni Sessanta, mentre i cugini d’Oltralpe vantavano la propria legge nazionale sulle AOC del 1935 e la Borgogna aveva realizzato le prime zonizzazioni geografiche addirittura nel 1860, nel nostro Paese le denominazioni vinicole erano pochissime, la sofisticazione dei vini era purtroppo diffusissima, l’export era quasi azzerato e l’enoturismo non era neppure stato concepito; dopo lo sviluppo della politica della DOC invece sono oltre trecento le denominazioni di origine, fortunatamente limitate sono le sofisticazioni, ben 123 sono i Consorzi di Tutela che gestiscono la varie DOC e con esse gran parte dei progetti di promozione territoriale del nostro Paese, 15 sono i milioni di enoturisti italiani e stranieri che solcano ogni anno il suolo nazionale attratti e stimolati dalle nostre grandi produzioni vinicole di qualità.
Per concludere una nota non precisamente positiva ma sicuramente propositiva che interessa molto e molto da vicino il nostro territorio: I Consorzi di Tutela delle DOC, costituiti e gestiti su base volontaria dai produttori vitivinicoli di uno specifico territorio particolarmente vocato, costituiscono il vero e proprio “motore” della DOC con l’impostazione e la proposta del disciplinare di produzione del vino di qualità che si vuole tutelare, ovvero la sua carta di identità, poi le sue modifiche nel tempo al fine di adeguarla ai cambiamenti, primo fra tutti quello climatico, ma anche alle nuove potenzialità che lo sviluppo e la ricerca mettono a disposizione; ed il Consorzio di Tutela, come già detto, rappresenta anche un motore fondamentale per la promozione territoriale che consegue e che interessa una grande parte dei territori del nostro stivale. A questo proposito nel nostro Monferrato dal 2016 sta operando il Consorzio di tutela vini del Monferrato, che gestisce il prodotto vinicolo più identitario ovvero il Grignolino nella sua versione DOC del Monferrato Casalese, insieme al Barbera del Monferrato Superiore Docg ed alle piccole DOC Rubino di Cantavenna e Gabiano, che positivamente ha avviato il percorso della valorizzazione delle “sottozone di particolare pregio” e delle “vigne”. Invece il Barbera del Monferrato DOC, ovvero la Denominazione di Origine vinicola largamente più prodotta e che porta con il suo nome la prestigiosa bandiera dell’Unesco, è stata recentemente inserita, con le modifiche statutarie del 30/07/2024, tra le denominazioni di prossima tutela del Consorzio Colline del Monferrato Casalese.
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